«I ricordi e le cose stesse che li caratterizzano sono senz'altro qualcosa ricco di magia che si trova in noi e li conserviamo per riviverli e non dimenticarne le emozioni. Tendiamo spesso a considerarli come un peso o un insieme di rimpianti o come il semplice trascorrere del tempo, ma dovremmo fermarci e osservare la bellezza delle cose passate.»

«Dedicato a tutte le donne

che hanno vissuto

o stanno vivendo l'abisso.»

«Le liriche contenute nella presente silloge rappresentano la personale visione della vita (e della morte) di un uomo in perenne conflitto con Dio, col mondo, con se stesso. Non a caso, alcune delle sezioni recano, nel loro enunciato, i termini d'una contraddittorietà forse insanabile. Compito della poesia è quello di disoccultare un tale ganglio di dissidi, illuminandolo di senso. Tale processo è reso possibile attraverso una scrittura allusiva, metamorfica, parafrastica, tendente a irridere, se non a riscrivere il luogo comune, piegandolo alle necessità dettate dal messaggio. D'altronde, parafrasando la definizione biblica riguardante il Cristo, secondo la quale Egli è "Verbo fatto carne" io considero, specularmente, il poeta carne capace di farsi verbo.»

Il grande e attesissimo ritorno di una nostra grande voce poetica, col secondo capitolo della sua ricerca in versi. Qui si va sempre più nelle profondità e sempre più si trova luce, la luce delle buone domande, e della lingua geniale e spudorata e amorevole di Laurent Vercken de Vreuschmen.

«L'arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.»

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«L'Arte sarà ancora il filo indistruttibile e indissolubile che ci terrà legati alla vera essenza della natura umana.»

«Il titolo dice già tutto. La poesia, questa poesia, è denudare l’anima dal corpo e da tutti gli orpelli che le intessiamo addosso. È un atto di coraggio intimista, di debolezza ed ebrezza, di forza e post sbornia, senza censura e cesura. Una liberazione dei sensi, una liberazione dai sensi, una scorpacciata di emozioni. Senza il bisogno di vomitarsi addosso. Senza fare il verso alla poesia.»

«Ci si muove in un mondo quasi post apocalittico. Cataste di oggetti quotidiani giacciono in rovina, sciarpe, lavatrici, bottiglie, sigarette, auto, infiniti elenchi di cose arrugginite. Il dolore che esplode all'esterno proiettando macerie fisiche in ogni direzione, e l'autore si aggira fra di esse inseguendo il proprio fantasma passato. Lo tallona, lo osserva da lontano e ogni tanto da vicino, rivolgendogli la parola.»

                                                                                    L.Z.

“Fiori estinti” è un cammino nel nulla e nel quotidiano, nell’ombra e nella luce. È la sintesi di una presa di “incoscienza” sulle cose e sugli anni che declinano il loro tempo verso l’autunno dei giorni. Ogni poesia è un passo che lascia un’impronta dietro di sé, è la constatazione di cosa ci fa bene e di cosa continua a farci male. L’uomo è una parentesi in questo mondo e in questa realtà, non ha possibilità di replicare il suo spettacolo né di interpretarlo: è seduto in sala e attende impaziente i cambi di scena. L’unico motivo che gli permette di stare ancorato a quella poltrona è l’attesa, proprio come un fiore legato al terreno dalle proprie radici: attende l’alba, si piega alla notte o alla volontà di chi vuole strapparlo via. “Fiori estinti” sono anche queste parole e questi pensieri, che si perdono chissà dove, che viaggiano senza biglietto e senza destinazione. “Fiori estinti” è il punto e l’andare a capo, il voltare pagina e mai ricominciare.

L'esordio narrativo, addirittura autobiografico, del nostro poeta umbro Matteo Gentili. La struttura portante è la prosa, diretta, schietta, emozionale, coraggiosa; ma con tante provvidenziali finestre liriche, che spiegano meglio, che mostrano di più, che non spezzano anzi fanno più forte l'efficacia, la potenza e la verità del libro. Un libro volatile e profondo insieme, un libro di chiarezza e di riscatto. Un libro aperto che scava e poi vola.

«Io sono un bugiardo che scrive solo menzogne. Sono un raccontatore di belle bugie... Scrivo, e mi invento emozioni, mi invento sentimenti. Dunque, vi racconto emozioni inventate e falsi sentimenti. Lo faccio per divertissement, per il semplice e sadico gusto di raccontarvi menzogne e di prendervi in giro. Forse, anche, per prendere in giro me stesso. Io sono un demone ingannatore e contafrottole, perché scrivo cose in cui non credo, ma, in quelle cose, voi ci credete. Sono un incorreggibile bugiardo della parola scritta. E, se qualche volta vi ho buggerati, allora vuol dire che la mia scrittura è convincente, ma pur sempre falsa. In questo gioco, mi ispira la follia, non Eros. Perciò, a giusta ragione, posso considerarmi un ateo erotico, un seguace dell'erotismo ateo. Se vi piace quello che scrivo e come lo scrivo, seguitemi pure, accomodatevi: commentatemi come vi pare, compratevi pure i miei libri. Ma sappiate che io non credo affatto in quello che scrivo. Vi racconto solo quello che vi piacerebbe che io vi raccontassi. Soprattutto, vi racconto le bugie dell'amore, ché a voi, ne sono certo, piacciono tanto. In fondo, cos'è la verità, se non una bugia capovolta?»

“Romanzo allegorico in 40 figure”, è scritto da Alessandro nella forma di un giallofiaba, e le “figure”, 40 come le carte da gioco italiane che infatti rivestono nella storia un ruolo centrale, sono di Jordan Eyleen, che le ha realizzate quando aveva addirittura 8 anni. In questa “fiaba” i protagonisti sono: una principessa e un principe che a quanto pare muoiono subito, rispettivamente nel primo e nel secondo capitolo; un “principe nuovo” che ha per compagni e amici i topi del castello, i quali tra l’altro scrivono su un librone verde la storia che stiamo leggendo; una misteriosa ricetta per una bevanda non si sa se miracolosa; uno straniero che apre una “limonateria”; un commissario che indaga e scopre via via cose in apparenza sempre più incoerenti ma alla fine riuscirà a trovare il bandolo della matassa; e ancora una professoressa di matematica, un ex orologiaio che vende settimane enigmistiche, una donna che guida un carretto trainato da galline, mercanti di formaggio in sciopero e una ragazza che di mestiere fa la venditrice di ombrelli estivi, a bordo dei quali i turisti si dondolano sulle acque di un lago. E poi ci sono anche finti fantasmi e un drago vero!

Il diario di bordo di una traversata sensoriale oceanica.
Un viaggio psicotattile, erotico, sensuale, delicato, dantesco attraverso peccati e virtù, emozioni e amori intensi, oblio dei sensi, frutto di 15 anni di studi e ricerche riguardo il mistero dei misteri: quale sarà il mistero dei misteri?

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