«Fa notte presto… e non mi fanno uscire. E soprattutto non posso dire che esco per vederti.

Sento mamma che grida a papà di mettermi il giacchettino se usciamo fuori.

Io tiro il braccio a papà, gli prendo la mano così possiamo andare fuori… sì sì me lo metto.

Usciamo, che bello camminare al buio per mano a papà.

Aspettiamo l’ultimo treno per fare il segnale… papà ha in mano la luce… io guardo giù verso la strada vicino al sassetto… hai la luce spenta del motorino ma sono certa sei lì… lo sento…

La luna stasera si è fatta piccola piccola… sento una felicità che ricorderò per sempre… per mano a mio papà… guardandoti lì… e il vento prima della curva… e l’ultimo treno che passa.»

"Veramente quant’io del regno santo

nella mia mente potei far tesoro,

sarà ora matera del mio canto…”

«L'arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.»

«L'Arte sarà ancora il filo indistruttibile e indissolubile che ci terrà legati alla vera essenza della natura umana.»

«La realtà nasconde ed esercita un ritmo nell'osservare umano e in tutti i suoi cimenti: Andrea Cacopardo ne possiede le chiavi che non usa però, da meraviglioso scassinatore del poetare. È il colpo di coda del genio moderno che tenta la frustata frammentando i destini del suono: lui sceglie quelli più improbabili e li tatua, con l'ironia dell'ago e l'imprevedibilità del mago, su queste pagine; provando a comporli nelle trame del senso vi ritroverete al confine tra ciò che è lèggere - dunque volare - e ciò che è comprendere, dunque precipitare sui territori angusti del canto umano e della sua matematica. [...]»

                                                                                    V. P.

«Una domanda e un grande amore mi hanno spinta a confrontarmi, da completa neofita, con la scrittura. La narrazione e la storia sono figlie della mia passione e il raccontare è prendersi cura di sé, riconoscendo sé stessi e in qualche modo assecondando il nostro bisogno di immortalità, quel non luogo dove il nostro nome verrà pronunciato nel tempo. Sullo sfondo la grande storia di un secolo, quello appena trascorso dove le microstorie domestiche s’intrecciano con i più grandi eventi e accadimenti. La domanda è un’interrogazione sul tema dell’identità di genere, del sé che si dispiega nelle relazioni umane, della sua determinazione e genesi e ancor di più di quella che io chiamo nostalgia di un tempo perduto in un altro corpo, “nostalgia del non accaduto”. Un simulacro mai pienamente percepito come proprio, in fondo preso in prestito, un abito buono scelto per una sola occasione, l’abito della maschera.»

Il viaggio degli Autori Libereria fra i disegni di Valentina Caldarella.

Il nostro Quarto LibroRaduno.

La follia più organizzata, comica e seria del west, nel grande ritorno tra noi di una delle penne più geniali e antiche e nuove di Libereria, con 56 racconti chirurgici, turgidi e taumaturgici. Bentornato e bentornito, Fratello Oggero!

Danimarca, inizio maggio 1614. Una Compagnia teatrale dovrà esibirsi a Elsinore. Ma presto s’apprende che è solo un pretesto. Il vero motivo, invece, riguarda il finale della tragedia di Amleto, d’una dozzina d’anni prima.

Loris Parisi, avvocato trentaduenne, è vittima di un incidente sulla statale 106 Lecce-Gallipoli in una piovosa notte di marzo. Sente solo un grande scoppio. La sua coscienza gli fa sentire ciò che accade intorno. Scorge una specie di angelo che appare e scompare e che gli dice di non preoccuparsi perché i santi stanno arrivando. Vede i genitori arrivare in ospedale e i medici prenderlo in cura per una lunga operazione alla testa. Inizia a immaginare se stesso al centro di articoli di cronaca nera e improbabili epitaffi, ricordando la sua infanzia e gli altri pericoli scampati durante la crescita come segni d'un destino che ritorna per i conti in sospeso.
Si rivolge ad un pubblico immaginario in un lungo flashforward nel quale parlerà della sua nuova folle e inattesa esistenza da sopravvissuto, del dover ricominciare ad imparare tutto daccapo, a respirare, a mangiare, a camminare. Loris racconta ciò che con la malattia si perde: l'indipendenza, le amicizie, la fede, la donna...
E chi è Nàstenka, la ragazza col tatuaggio, con la quale imparare, forse, ad amare anche solo con le parole?


 

«Una storia, due autori e ventisette modi per raccontarla: questa è la sfida alla base del nostro libretto. Sollecitati da un goliardico duello a penne… anzi, a tastiere sguainate, ci siamo cimentati nella riscrittura della nota favola della rana e dello scorpione, riportata da Esopo. Partendo da questa trama, abbiamo stabilito 27 indicazioni stilistiche delle più disparate: dalla poesia alla prosa, dalla figura retorica al problema matematico, dalla ricetta alla parabola evangelica e altro ancora. Raymond Queneau ha tracciato la rotta, noi perseveriamo nella navigazione. Questo volumetto, nato per gioco, celebra la scrittura in quanto attività ludica, ma non solo: anche esplorazione delle possibilità creative a partire da vincoli formali.»
 

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