«I ricordi e le cose stesse che li caratterizzano sono senz'altro qualcosa ricco di magia che si trova in noi e li conserviamo per riviverli e non dimenticarne le emozioni. Tendiamo spesso a considerarli come un peso o un insieme di rimpianti o come il semplice trascorrere del tempo, ma dovremmo fermarci e osservare la bellezza delle cose passate.»

«Dedicato a tutte le donne

che hanno vissuto

o stanno vivendo l'abisso.»

«Le liriche contenute nella presente silloge rappresentano la personale visione della vita (e della morte) di un uomo in perenne conflitto con Dio, col mondo, con se stesso. Non a caso, alcune delle sezioni recano, nel loro enunciato, i termini d'una contraddittorietà forse insanabile. Compito della poesia è quello di disoccultare un tale ganglio di dissidi, illuminandolo di senso. Tale processo è reso possibile attraverso una scrittura allusiva, metamorfica, parafrastica, tendente a irridere, se non a riscrivere il luogo comune, piegandolo alle necessità dettate dal messaggio. D'altronde, parafrasando la definizione biblica riguardante il Cristo, secondo la quale Egli è "Verbo fatto carne" io considero, specularmente, il poeta carne capace di farsi verbo.»

«L’idea di questo libro mi venne nell’estate 2019. L’anno che pubblicai il mio primo libro e cominciai a pensare che non scrivevo poi così malaccio… Questo libro parla delle mie idee e della mia malattia e di come ci convivo. Riflessioni fra me e me, per cercare di dare un’idea, uno spunto, a chi soffre e far riflettere chi con queste persone ci lavora. Lottare assieme per migliorarsi sempre più… Questa l’idea che dovrebbe passare. Qui parlo anche di due persone con una patologia grave che forse però hanno da insegnare molto ai cosiddetti normali… Cos’è la normalità? Cos’è la follia? Chi è il malato? Chi è il sano? Provare solo ad avere il dubbio è una cosa spettacolare…»

«L'arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.»

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«L'Arte sarà ancora il filo indistruttibile e indissolubile che ci terrà legati alla vera essenza della natura umana.»

«Una raccolta di cento poesie (di cui novantanove sonetti e un interludio) che racconta il primo amore dell'autore. Non è una semplice accozzaglia di sonetti, ma a lui piace definirlo un "romanzo sonettato", uno scritto elaborato che ripercorre i tratti emotivi della sua vita nel corso cronologico, mostrando, sonetto dopo sonetto, ogni aspetto della sua anima in tanti modi. Quello che fa il poeta è scrivere di sé, delle sue sensazioni, di come l'amore sia entrato nella sua vita, e tutto ciò in maniera veritiera. È un ritratto della sua anima in un momento preciso della sua vita, ma costruito attraverso la magia della poesia. Come costui trascrive in rima man mano ciò che è, così vorrebbe essere letto, poesia dopo poesia.»

«Scoprire Mondi Nuovi è la mia specializzazione, il ruolo che mi è stato affidato. Il mio posto nel Mondo. È la mia missione, e non la posso abbandonare. Lo devo a me stesso e ai sogni della mia terra e al vento che mi muove, anche adesso, che sono solo, e non vedo niente, perché  tutto è buio, in questa dannata porzione dello Spazio. Ho una matita con me e un taccuino e una matassa di parole che si rincorrono, devo almeno provarci: scrivere qualcosa, disegnare una mappa, lasciare una traccia per chi verrà dopo. Se non sarò io a scoprire quei Mondi, almeno questo devo farlo: raccontare tutto quello che ho visto finora, che ho scoperto. Che poi è questo il mio lavoro, perché raccontando, di scoperte
se ne fanno di nuove, succede sempre così.»

Ognuno ha uno specchio, un luogo reale o immaginario in cui affacciarsi per poi prendere il volo. Lo specchio dell’autrice è azzurro, colore altamente evocativo che chiama la poesia. Un colore che contiene una naturale enigmaticità. Nelle pieghe azzurre del mondo e del pensiero si nasconde sempre la rampa di lancio per una poesia che allude, che rimanda ad “altro”.

La raccolta si compone di 59 liriche che sono “voli pindarici”, spesso onirici, che vorrebbero dire di un nocciolo, di un grumo non esprimibile mai completamente. I paesaggi sono metafore per esprimere pensieri e riflessioni ancorate all’io, alla concretezza di un mistero che alberga nell’uomo.

Dire del mondo, negando il mondo; dire del mondo trasfigurando il mondo. Inoltre emerge un “tu”, un dialogo intimo, fitto, fatto di nostalgia, di intima confessione. Un dialogo che vorrebbe spezzare le catene del tempo e del destino per restituire al destinatario (e al mittente?) una vita gioiosa.

«Il titolo dice già tutto. La poesia, questa poesia, è denudare l’anima dal corpo e da tutti gli orpelli che le intessiamo addosso. È un atto di coraggio intimista, di debolezza ed ebrezza, di forza e post sbornia, senza censura e cesura. Una liberazione dei sensi, una liberazione dai sensi, una scorpacciata di emozioni. Senza il bisogno di vomitarsi addosso. Senza fare il verso alla poesia.»

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