Aprile 2018

vediamo cosa puoi fare

Che rapporto c’è fra la Rivoluzione e l’Arte, chiedete? (Chiedetelo, ché dobbiamo dirvelo.)

 

L’Arte non potrebbe forse essere la nostra sveglia interiore che strilla provvidenziale all’orecchio di qualche schiavo in un tempo così orrendo?

 

(Vediamo cosa può fare uno schiavo volontario:)

Volete andare a sparare?

O preferite stare ancora un po’ a dormire ché non vi sembra ancora abbastanza?

O preferite raccontare a voi stessi che avete ormai perso ogni volontà o che “tanto è tutto inutile”?

O preferite anestetizzarvi ancora, ogni giorno neanche più farvi mettere la supposta nel culo ché tanto ormai ci pensate da soli?

 

(Vediamo cosa può fare un volontario uomo di libertà:)

O preferite combattere in un altro modo? Cioè non combattendo con quella cosa che è da altri chiamata violenza, per tendere a quell’altra cosa che è da altri chiamata “improduttivo caos”; non dando al nemico che dorme tranquillo, che riposa sulla sua certezza che niente sarete mai capaci di far cambiare, neppure la dignità di nemico ma lasciando che continui ad essere appunto “altri” e vaffanculo; cioè cominciando da voi!, da chi siete, da cosa volete, da come pensate, dalla scoperta o riscoperta della bellezza che è, può essere e sarà, trovare il vostro vero centro e coltivare voi stessi e fare di voi stessi ciò che in realtà siete già venuti qui a fare ma l’avete dimenticato; fare di voi stessi ciò che vorreste vedere al mondo!

 

Chi è l’Artista?

Se non il provvidenziale ripensatore e ri-creatore scontento del mondo?

 

A chi affideremo il nostro futuro se non a noi stessi, alla nostra capacità espressiva, alla comunicazione?

 

A cosa, la ricerca del nostro solo possibile generatore di tutte le lingue rivoluzionarie, di salvezza, se non all’Arte?

 

Aiutateci a fare la Rivoluzione!!!!!

Febbraio 2019

niente scuse a salinger

Feltrinelli 51,5%.
(Sì, Feltrinelli, la casa editrice CHE FU di Giangiacomo, buonanima.)
Alessandro Baricco 25,5%.
( )
Eataly S.R.L. 16%.
(Sì, Eataly, la “cosa” alimentare di Farinetti e del banchiere Giovanni Tamburi e che ha per presidente Andrea Guerra.)
Andrea Guerra 7%.
(Sì, Andrea Guerra, sempre quello di Eataly vedi sopra, nonché “consigliere strategico di Matteo Renzi per le politiche industriali e relazioni con la business community”.)

Non sono risultati di elezioni, niente popolaccio di mezzo, puah.
Sono quote azionarie.
Quote azionarie della Scuola Holden.
Sì, quella dove ci vai se sei uno che paga, che può pagare, 10000 euro l’anno per IMPARARE come si scrive (in fondo Holden Caulfield era l’apoteosi del mediocre e se fosse esistito avrebbe gradito).
Quella dove il “comparaggio” con gli editor(ucol)i c’era già da sempre e nessuno lo diceva tranne me ma ormai non c’è neanche più tempo di dirlo perché finalmente quel comparaggio muore oggi visto che adesso, evviva, sono tutti Polli d’Allevamento Feltrinelli.

Ah.
Per chi non lo sapesse, sempre fra quelli che sono i nostri genii letterari irreggimentabili del futuro e soprattutto che vogliono e possono pagare (perché si sa che i grandi scrittori del ventunesimo secolo verranno tutti dalla nuova e peggiore borghesia, che ve devo spiegà tutto?), a cura della Scuola Holden esiste anche una cosina che si chiama Academy, “percorso di studi triennale il cui diploma sarà equipollente a una laurea triennale in Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo”. Contenti? Yeah.

Ah.
Ho deciso che il 24 febbraio (così, data a cazzo decisa da loro) da ora in poi è la Giornata Mondiale Nella Quale Lo Sporco Poeta Rivoluzionario Rosso Alessandro Mazzà Non Fa Commenti Ma Si Limita A Dire Fatti. Va bene?

Marzo 2019

filtri o non filtri

Marzo 2019

controcurriculum

Piccola nota solo apparentemente a margine del nostro colossale lavoro di “selezione opere”.

Cerchiamo pazzi coscienziosi, che conoscano le regole e le sappiano bypassare con creatività (scusate il chiasmo logico).

Non cercate “modi corretti” da usare per rivolgervi a noi! Ché tanto (è una promessaminaccia) vi leggeremo tutti lo stesso!

E se mai noi dovessimo orrendamente decidere di dare “precedenze”, la nostra scelta non cadrebbe di sicuro sui più “sistematici” ed “educati”.

E, naturalmente, nemmeno su quelli che ci raccontano di aver pubblicato per il macero “con” notissime case editrici a pagamento (fa controcurriculum!) o di aver “ottenuto” illuminanti prefazioni introduzioni presentazioni da grandi e certificate ugole “culturali” in affitto ai migliori offerenti, o “letture” (sempre a pagamento) delle loro pagine da parte di Pasquale Leopardi o Adalberto Pascoli.

Ora lo sapete, grazie e prego.

Maggio 2019

sora peppina

Hai scritto un libro.

Pardon.

Hai scritto una cosa che potrebbe “magicamente” diventare un libro.

Oggi tutto può “magicamente” diventare libro, anche la lista della spesa d’aa Sora Peppina.

Hai scritto a 187 sciacalli.

Pardon.

Hai scritto a 187 editori.

186 non ti hanno neanche risposto.

Pardon.

186 non ti hanno neanche LETTO.

1 ti ha detto che la tua lista della spesa…

Pardon.

1 ti ha detto che sei ALAIN Proust (e tu che credevi di essere ‘aa Sora Peppina) e che “faremo un bellissimo libro”.

Hai PAGATO per “pubblicare”.

(Le maiuscole servono per i meno attenti. Le virgolette per i meno intelligenti.)

(Precisazione 2: non dirmi che non hai pagato; esiste sì, pur rarissimo, questo caso APPARENTE, ma in qualche modo paghi e pagherai.)

È venuto il tuo vero (spero non unico, sono sincero ma non ottimista) momentone: FATTE’N’SERFI (senti come suona simil “rock’n’roll”) col tuo libro ai cancelli de Ostia…

Pardon.

È venuto il tuo vero (spero ecc ecc) momentone: FATTE’N’SERFI (senti come suona simil “rock’n’roll”) col tuo libro ai cancelli delle Fierissime Fiere del Libro con Te Fiero Altrettanto.

Fai la riverenza al tuo “editore” che ti ci portò.

Occhio, ALAIN Proust, che intanto non arrivi e ti sorprenda Ayrton SENNO.

Cazzo, era vero, non sei ‘aa Sora Peppina: sei un peracottaro.

(Buono per il sistema, dannoso per la letteratura contemporanea; perché contintui, in cambio della caramellina, ad alimentare un sistema che VORREBBE nuocere a quelli buoni, agli Autori liberi e rispettosi di sé.)

E ora vai con le inimicizie e con le cancellazioni!

(Rilancio: i “pungimenti” sono complessi, e i complessi sono sempre solo tutti d’inferiorità.)

(Ciao.)

(Vado a proporre questo illuminante testo al “tuo” “editore”.)

Giugno 2019

narrazione

Si usa tanto, quando l'argomento è qualche forma di "sciacallaggio", quindi ad esempio riguardo ai "politici", usare termini quali "narrazione", sensi "percepiti" o "reali" delle cose.


(Tutto oggi è "narrazione", ma ovviamente non nel senso bello di Italo Calvino: nel senso che viviamo ancora sotto il ministero Goebbels della Propaganda e forse non ve ne siete accorti.)


Facciamo un altro esempio, semplice semplice, facile facile, che riguarda la lingua usata da un'altra orrenda forma di sciacallaggio, "l'editoria" italiana contemporanea; tenetelo a mente e fatene buon uso, stando alla larga da quei commercianti travestiti da operatori culturali che per scopi orrendi stanno distruggendo la letteratura.

 

"Proposta di pubblicazione" = richiesta di soldi.

Settembre 2019

isbn e siae

Visto che, per chi ci conosce, non serve più ormai ribadire che UN AUTORE NON DEVE PAGARE PER VEDERE PUBBLICATA LA PROPRIA OPERA SE VALIDA (e anzi dovrebbe magari pure guadagnarci qualcosa, visto che l’Arte è anche un Lavoro nel miglior senso del termine);

e visto che noi siamo legalmente ASSOCIAZIONE CULTURALE e di fatto un CONSORZIO DI AUTORI che si mettono insieme per esistere, combattere, cambiare la cultura in Italia;

e visto che, a tale scopo, abbiamo, oltre alla ferma intenzione e determinazione e capacità di scovare Artisti nuovi e interessanti che altrimenti non potrebbero mai emergere, anche quella di fare la santissima opera di controinformazione della quale c’è, ANCHE in questo campo, un bisogno estremo;

oggi sfatiamo due “leggende metropolitane” che lo schifoso e terroristico latifondo editoriale italiano ha interesse a tenere vive presso la nostra ovina “opinione pubblica”.

E prego, per questa informazione anch’essa utilissima alla rivoluzione.

 

*****

 

LA SIAE NON CREA DIRITTI D'AUTORE, ma si limita a tutelare coloro che intendano depositare VOLONTARIAMENTE le loro opere presso questo ente al fine di vederne protetta la paternità e i correlati diritti.

Il deposito NON È OBBLIGATORIO in quanto IL DIRITTO D'AUTORE, PER SUA NATURA, SUSSISTE SIN DALLA CREAZIONE DELL'OPERA e quindi POSSONO ESSERE USATI ALTRI MEZZI PER LA DIMOSTRAZIONE DELLA TITOLARITÀ DEI DIRITTI.

Secondo l'ARTICOLO 180BIS DELLA LEGGE 22 APRILE 1941 N. 633, l'UNICO caso di obbligatorietà della sottoscrizione spetta agli enti che ritrasmettono opere via cavo (una tecnologia scarsamente utilizzata in Italia).


I bollini SIAE hanno in realtà uno scopo totalmente diverso. Nascono infatti col fine di proteggere l’autore dai plagi e da eventuali truffe a suo danno da parte dell’editore. In pratica, dopo che autore ed editore si sono accordati sul numero di copie da stampare e distribuire, la SIAE fornisce a chi ne fa richiesta (e può essere sia l’autore che l’editore) un numero prestabilito di bollini da applicare sui volumi. Il consumo di bollini fornisce così all’autore un controllo esatto del numero di copie distribuite dall’editore. A conti fatti però, questo meccanismo risulta efficace soltanto nel caso, davvero improbabile, in cui l’editore stampi, distribuisca e venda un numero di copie maggiore di quello concordato con l’autore, truffandolo così dei diritti d’autore sui volumi eccedenti, oppure se qualcuno che non sia l'editore riproduce lo stesso volume, mettendo in circolazione dei "falsi" come avviene per CD e DVD. I volumi realizzati in eccesso dall'editore, o "clonati" da terzi, sarebbero infatti identificabili, in questo caso, grazie all’assenza del bollini olografici della SIAE.


*****

 

Anche L’ISBN NON È OBBLIGATORIO, ma è soltanto CONSIGLIATO ai fini della distribuzione e identificazione nel mercato internazionale dei libri, essendo ormai diventata una PRASSI per i libri emessi dalle case editrici.

Allo stesso modo, anche il codice a barre che lo accompagna NON È OBBLIGATORIO.

L’ISBN serve soltanto a identificare il libro sul mercato internazionale.

NON RAPPRESENTA ALCUNA GARANZIA DI TUTELA PER IL DIRITTO D’AUTORE.


(Dal sito dell’isbn:)


«L’adozione del codice ISBN consente di:

• evadere velocemente e efficacemente gli ordini;

• gestire meglio le rese librarie;

• compilare e aggiornare le directory di settore e di banche dati bibliografiche, quali ad esempio il Catalogo dei libri in commercio;

• evitare lunghe descrizioni bibliografiche nell’inventariazione dei volumi sia nei magazzini editoriali, sia nelle librerie.

L'utilizzo del codice ISBN collegato a un codice a barre consente di effettuare la lettura ottica, velocizzando tutte le fasi legate alla commercializzazione del libro lungo tutta la filiera.»


*****


Niente mazzette di stato, quindi niente SIAE (che è solo una libera associazione) e niente ISBN (che NON SERVE E NON È NECESSARIO PER POTER VENDERE UN LIBRO, è solo un codice fiscale per poter entrare nei loro circuiti, che noi evitiamo: perché siamo seriamente alternativi e stiamo costruendo canali del tutto fuori dai loro; perché i mazzettari distributori si pappano quasi tutto l’utile che DEVE andare all’Autore; perché siamo convintissimi di andarci a prendere il posto più alto fuori dalla loro insulsa "filiera" senza seguire le loro presunte regole e anzi anche in virtù di queste scelte).

Niente mazzette di stato, dunque, e stop al terrorismo di stato fatto dalla SIAE!


La domanda che di solito nasce spontanea a questo punto è: come certificare la nascita di un libro, tutelando così il diritto d'autore? (Che tra l'altro, come dice la parola stessa, dovrebbe appartenere all'Autore, e infatti gli appartiene legalmente ma gli editori se ne appropriano commercialmente.)

 

E la risposta è semplice: SI MANDA UNA COPIA DEL VOLUME ALL'ANAGRAFE NAZIONALE DEI LIBRI, CHE È LA BIBLIOTECA CENTRALE NAZIONALE DI FIRENZE; nient'altro! Un atto semplicissimo, che costa tra l'altro 1 euro e 28 centesimi (un tempo volevano una raccomandata con lettera e tre copie, adesso basta infilare UNA copia del libro in busta e scrivere l'indirizzo e mettere la dicitura "pieghi di libri"). Dalla data di spedizione, il libro esiste ufficialmente e i diritti sono tutelati.


Ma conviene molto, al "sistema" che sfrutta e/o affossa gli Autori, che non si sappia e che si abbia paura delle mafie.


Augh!

Gennaio 2020

minaccia

Se noi, dopo aver abbaiato e ululato contro i comparucci sciacalli dell’editoria di sistema (specialmente TUTTI) e le loro porcate che hanno quasi (prima dell’avvento di Libereria) distrutto la letteratura VERA in Italia;

se noi ci mettessimo, ora che siamo più di cento e che a migliaia in tutta Italia ci conoscono e ci seguono, a “inciuciare” proprio con loro, coi “nemici”, con quelli che rubano la dignità degli Autori italiani, peraltro con la loro complicità;

“inciuciare” come? anche semplicemente partecipando a qualche loro manifestazione, mischiando le nostre cose con le loro in qualche fiera o evento, una cosa per quale molti sarebbero pronti a dirmi “e che sarà mai”, e molti altri “eh, ma che palle, devi sempre fare il purista”;

se facessimo questo dopo aver tanto abbaiato e ululato, mostrando in quel caso, diciamolo, che lo facevamo soltanto per occupare demagogicamente uno spazio e non davvero da Autori quali siamo che a un certo punto decidono di fare qualcosa per gli Autori;

se questo ci mettessimo a fare, tolte allora le basi della nostra azione culturale, cioè l’elemento rivoluzionario e la trasparenza e la gratuità, oltre all’azione di “scouting” che nel sistema, credete, non è assolutamente possibile:

quanta gente bella arrivata in questi tre anni potentissimi ora smetterebbe, giustamente, di seguirci, di voler bene alla nostra Visione, di stare e combattere con noi?

 

(Perché questo discorso? Esisteva forse il rischio? Ahahah, proprio no. Prendetela come metafora sorta guardando certi politici e anche certi “tifosi” di politici…)

 

Noi saremo sempre l’isola felice, pulita e libera della Letteratura.

Statene certi.

È una minaccia.

Marzo 2020

caramelle

Le case editrici lanciano “sul mercato sottostante” i loro concorsi letterari.

Per pubblicizzarli alla fine scrivono: “il vincitore sarà pubblicato gratis”.

Certificando, così, come già si sa da decenni, che la loro normalità è farsi pagare dagli Autori.

E chi partecipa sperando di “vincere”, cioè in realtà al massimo di pareggiare non pagando, fa come quello che in fila in farmacia abbaia contro le case farmaceutiche. O a nuoto nel fango dice “oh ma che puzza”.

Come si risolve un problema se non cambiando la domanda? E boicottando, in tutti i campi e i casi quotidiani, chi spaccia diritti per favori e cianuro per caramelle?

Il Parlamento Europeo (presidente, diciamolo, Antonio Tajani, PPE / Forza Italia) come previsto, anche se per una differenza di soli 74 voti, ha approvato la nuova “direttiva europea sul copyright”; cioè ha votato l’introduzione di una brutale, cieca, vergognosa macchina della censura preventiva; un inchino formale ai vari “editori” sciacalli (ovviamente soprattutto o esclusivamente quelli di “grande taglia”; fra i quali ci sono tanti potentati ben noti, proprio tanti, compreso anche un noto amico di Tajani) e contemporaneamente un vero attentato alla libertà di espressione.
L’articolo 13 della "direttiva" prevede che tutti i siti e le app che permetteranno la condivisione di materiali protetti dal diritto d’autore saranno considerati responsabili delle "violazioni". Ciò significa che tutte le “piattaforme” saranno obbligate a stringere accordi coi “detentori dei diritti d’autore” (che, ricordiamolo, in rarissimi, quasi inesistenti casi sono gli Autori; eh già!) e dovranno farsi, a proprio rischio, direttamente garanti del fatto che queste licenze vengano rispettate: prevedendo quindi una serie di filtri sugli upload.
Naturalmente la cosa è stata portata avanti per “interessi superiori” e quindi anche senza tener conto del fatto che, come aveva avvertito David Kaye, relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione e di espressione, “una fiducia mal riposta nelle tecnologie di filtraggio aumenterà il rischio di errore e censura”.
Ascoltiamo Julia Reda, parlamentare europea che si è opposta fino all’ultimo: "Così com'è, la nuova legge sul copyright minaccia la libertà di internet per come la conosciamo: gli algoritmi non sono in grado di distinguere tra effettive violazioni del copyright e riusi perfettamente legali come nel caso delle parodie. Obbligare le piattaforme a usare i filtri di caricamento implicherà un maggior numero di blocchi di contenuti legali e renderà più difficile la vita delle piattaforme più piccole che non possono concedersi costosi software per filtrare”.
L’articolo 11, inoltre, prevede a favore degli editori il diritto di obbligare tutti a stringere con loro accordi per poter pubblicare notizie o estratti (i cosiddetti “snippet”). Escluso dalla specie della violazione “l’utilizzo di singole parole e brevi estratti”: definizione, come si vede, vaga quanto potrà bastare a chi avrà invece interesse e modo di “violare” e, scommettiamoci, non sarà certo “il popolo”.

[

Ok. La cosa non ci tocca perché:

1 noi siamo tutti Autori;

2 non alieniamo a favore di nessuno il nostro diritto d'autore;

3 sta a noi deciderne l'uso;

4 non abbiamo nessun gestore e non dobbiamo ovviamente rispondere a nessuno dell'uso che facciamo delle nostre proprietà intellettuali.

Il problema però è politico ed è gigantesco; e investe anche noi, non come Autori ma come utenti di internet.

]

Giugno 2019

cravatte

"VUOI scrivere un libro?

Vuoi pure ESSERE AIUTATO?

Vuoi DIVENTARE uno scrittore?

Vuoi sapere gli ERRORI da non fare (o magari quelli da fare)?

Vuoi affidare a noi le tue speranze di SUCCESSO (e anche i tuoi SOLDI)?"


Se ci hai creduto, vai benissimo anche tu per questi SCIACALLI che ormai hanno invaso pure il web.

Se ci hai creduto, non sarai mai dei nostri.

Se vuoi solo fare il figo col "tuo" libro in mano (da te scritto, si spera, ma comunque da te PAGATO), non hai pensato bene, vai pure da loro.

Se anche pensi che noi AL MASSIMO siamo "i migliori", non hai capito bene, vai pure da loro.

Noi non siamo "i migliori", non c'è alcuna gara, noi non c'entriamo niente con loro, anzi loro sono i nostri nemici, i nemici e gli assassini della LETTERATURA.

("Sono i nostri nemici", non "siamo i loro nemici", comincia intanto dal saper leggere.)


Con noi si viene per fare la Rivoluzione Culturale.

 

Come dici? Siamo maleducati? Non abbiamo la cravatta?

Eh già: non siamo una DITTA: siamo tuoi colleghi, la capisci questa parola?

Come dici? La nostra comunicazione è VIOLENTA? INTIMIDISCE?

Non è MARKETING di buona qualità?

Davvero non è alla tua portata capire e credere che nell'ambiente letterario ed editoriale ci può ancora essere (ed è necessario) chi NON fa marketing?

Davvero non capisci quanto è necessario dare una scossa?

Davvero non credi che lo diciamo PER TE?

Davvero sei DIFFIDENTE (per colpa loro, mica nostra)?


Siamo partiti per cercare di SALVARE i buoni scrittori dalla cattività, dalla schiavitù, dall'immobilismo, dall'invisibilità.

Ma questo si può soltanto con l'aiuto degli scrittori stessi, con una loro forte presa di coscienza, con la rinascita del grande rispetto che un ARTISTA deve avere per se stesso.


Non si potrà dire che non te l'abbiamo detto.

Ed era GRATIS, com'è con noi tutto il resto.

Poi naturalmente va da sé, chi ne ha tutte le qualità giuste salirà a bordo della Nave Pirata Libereria. E chi no, no.

Settembre 2019

necessario o sufficiente

Se l’editore serio (che è SOLO quello che non chiede soldi all’autore: condizione non sufficiente ma necessaria per essere editori seri, “razza” peraltro vicinissima all’estinzione) non “accoglie” la vostra opera, non vi sente “pronti”, potrete certo e pur sempre pubblicare lo stesso (con l’autopubblicazione, meno peggio, o con un editore non serio e a pagamento, molto molto peggio): e certo il vostro libro poi “esisterà”, proprio come desideravate (in fondo volevate solo questo, vedere il vostro libro stampato, volevate una cosa inutile e fine a se stessa), ma poi riuscirete anche a pensare che ha un valore, che voi lo avete come autori? Davvero? Pensateci, rispondetevi. E lavorate sulla vostra voce letteraria. C’è bisogno, sì, di buoni autori. Scrivere non è un hobby, non è un dopolavoro e non è “una figata”: è dono doloroso, è missione, è professione (in tutti i sensi che ha questa bella parola). Anche scrivere è condizione necessaria ma non sufficiente per Scrivere.

Ottobre 2019

due domandine

In quest'epoca vacua e ottusa e inabitabile nella quale TUTTI sono "scrittori" e TUTTI gli editori medio-piccoli si dichiarano "indipendenti" (perché suona meglio, ma senza dire DA cosa):

 

>>> Chi è “Scrittore”?

 

Chi ha fatto, chi ha dovuto fare, chi ha voluto fare, almeno una volta nella vita, i conti con l’esigenza di realizzare una struttura-libro, di produrre un messaggio creativo in lingua altra, in lingua artistica, dandosi, dopo averlo composto, anche il compito fondamentale di pensare per esso una struttura portatrice di coerenza architettonica; dunque, chi è stato almeno una volta creatore di un libro e non semplicemente chi riempie pagine magari anche di eccellenti prove letterarie.

 

>>> Chi fa “Editoria Indipendente”?

 

Chi mette al centro della vicenda editoriale gli Autori, chi si dà una missione culturale e la conduce da posizioni e verso posizioni inevitabilmente di rottura rispetto al latifondo e al bieco e svilente mercato dei nostri tempi, chi non si fa pagare per pubblicare ma invece ricerca, e certifica, valore, chi non finge di stampare e neanche stampa per il macero, chi non ha l’Autore come “cliente” o come “committente”, insomma chi seriamente si mostra ed è e agisce da seriamente alternativo al popolo dei commercianti avvoltoi travestiti, chi non appartiene alla giungla delle camere di commercio e porta avanti il proprio progetto senza l’ombra di un compromesso col sistema, con assoluta difficoltà, gratuità, libertà, felicità.

Gennaio 2020

antinoeap

"Cominciamo l'anno" come sempre finiamo e proseguiamo: CONTRO. Come CONTROinformazione.
Cos’è NOEAP?

Gli editori NON a pagamento (facile).

Quegli editori "meno peggio", che per sentito dire sapete che vi devono piacere tanto, ma non sapete in realtà cosa siano.
Ve lo diciamo.
Editori NON a pagamento significa che non vi chiedono soldi per stampare, e già è una buona cosa senza alcun dubbio.
Poi non rispettano il diritto d'Autore e "riconoscono", a voi AUTORI DELL'OPERA, una percentuale ridicola sulle vendite; infine non vi faranno comunque vedere un soldo perché truccheranno i rendiconti delle vendite aiutati da un paio di loro brillantissime invenzioni, che qui ci siamo divertiti a sottolineare.
Siete insomma sicuri di non pagare anche quando non pagate? Pensateci bene bene.
Non è che pagate alienando il vostro diritto anche di guadagno economico sull'opera? Non è che pagate certificando che l'Arte non è un Lavoro? Non è che pagate con la vostra e nostra faccia di Autori diventati ormai, presso l'opinione pubblica deficiente, dei mendicanti proprio per colpa della vostra condotta irrispettosa di voi stessi?

Gennaio 2020

chiudono

Chiudono librerie.
Facile dare la colpa ad Amazon (che ovviamente noi non amiamo).
Il fatto è invece che non si sa più fare, non si vuole più fare, una seria politica culturale.
Gli editori sono commercianti sciacalli. Specialmente tutti. (Dovrebbero chiudere loro. E chiuderanno.)
I “distributori” si fottono il 70% di tutto. Per fare niente. Per fare mafia e pizzi e comparaggi come i medici sulle marche dei farmaci.
“Fortuna” che almeno poi il macero è abusivo e quindi gratuito.
Ma è una fortuna di chi intasca, e non è mai l’Autore.
Se vogliamo tornare a vedere buone opere, dobbiamo restituire centralità agli Autori.
Dobbiamo riprendercela, conquistarcela, meritarcela, la centralità, noi Autori.
Chiudono librerie, ed è tristissimo, certo.
Quanto meritato, a volte (per la precisione, meritatissimo nel caso delle librerie che sono “catene” dei grossi latifondi ben noti; non le librerie piccole, indipendenti, di gente seria).
Chiudono librerie. Ma è proprio qui, il punto esatto dove sapevamo che serviva, e abbiamo fatto, e serve, e servirà, e sta vincendo, e stravincerà, a nome e in nome e a esclusivo favore degli Autori,
Libereria.

 

Fatevi avanti. Salvatevi. Dateci una mano. Non dormite.

Gennaio 2020

voti

C’è chi non si interessa e non si occupa di letteratura.

6 politico (disonorevolissimo).

 

Ci sono i diffidenti, troppe volte inculati.

5 (se si ravvedono e aprono occhi e orecchi e ci capiscono, 8).

 

C’è chi non capisce un cazzo e non si pone il problema.

4. Come i cani per strada.

 

Ci sono le pecore che invece di beeeh fanno blablabla ma poi continuano a darsi in pasto al sistema.

3 di pietà (onorevolissimo ma solo per noi).

 

Ci sono i “diplomatici” con un piede di qua e uno di là.

2, e molto molto meglio perderli che trovarli (vi sgamiamo, non dubitate).

 

Ci sono i cattivisti contagiati, che ugualmente non sanno un cazzo ma criticano a medesimo.

1, ma piccolo come il medesimo che hanno.

 

Ci sono i compari dei compari dei compari, che avvelenano, che hanno fottuto per sempre, il sistema.

0. Fucilazione quotidiana a sputi sulla pubblica piazza.

 

E poi c’è chi vuole fare la Rivoluzione Culturale Italiana.

Con Noi.

 

Viva Libereria!

E tu, da che parte stai?

Marzo 2020

Marzo 2020

forza ronaldo

Il difensore sa che non si guarda l’avversario (che può “fregarti” con una finta di corpo): si guarda la palla.

Proprio come il sistema non guarda noi in faccia uno per uno, ci conta, numeri. A lui interessa “la palla” mondo. Come possesso, mica per premura “economica” (oikos!).

Il difensore sa però anche che deve “francobollare” in area l’attaccante di altro colore che riceve palla spalle alla porta, e “stoppa”, e si vorrà tra un attimo girare per tirare mirando a rete.

Il difensore sa che si guarda la palla ma sa anche, facendo buona guardia, che non deve farla buonissima, cioè non deve stare troppo addosso all’avversario.

Perché il difensore sa che si guarda la palla ma sa anche di essere, facendo buona guardia, esposto al rischio della “beffa”: l’attaccante, per girarsi senza cadere subito dopo lo “stop” di palla, cercherà di far perno su di lui.

Il sistema, sì, eccome, è un buon difensore, è un giocatore di fama internazionale (è la politica internazionale) e tutte queste cose le sa.

Quindi eviterà di limitare troppo l’attaccante, di “francobollarlo” troppo stretto, pur tenendolo molto molto molto a bada.

Chi di voi può giurare (al di là delle “vostre” squadre, sto parlando di estetica, o di etica se preferite) di essersi sentito qualche volta più figo nel tifare, poniamo, per Juliano invece che per Ronaldo?

Sarebbe assurdo. Bravi.

Noi, operatori culturali molto seri (è la cultura il seme dal quale ripartire, mettetevelo in testa), noi che stiamo “costruendo nel deserto”, non possiamo certo rifiutare lo scenario potentemente e dolosamente danneggiato dal sistema; dobbiamo “usarlo” per provare a rivoltarlo.

Dobbiamo costruire, col lavoro quotidiano, con le scelte quotidiane, da zero, migliore, tutto ciò che il sistema man mano distrugge.

La cultura. La comunicazione. La sensibilità sociale. L’ascolto e l’attenzione. Lo scambio e la possibilità di produrre idee ma anche proprio oggetti culturali. (Con e come Libereria stiamo facendo potentemente tutto questo e sempre più ve ne accorgerete.)

“Usare” anche noi il sistema ma per rivoltarlo. Per il bene anche suo. Per migliorarlo. Per contraddirlo. Installarsi negli spazi da esso infettati.

Ciò implica la necessità di non scappare. Di stare qui. Di fare perno. Di essere virus. Forza Ronaldo.

Maggio 2020

con panna

Che schifo "l'editore" che fa i corsi su "come si scrive poesia".
Che schifo con panna la sua faccia e il suo sorriso da marketing.
Che schifo con panna e biscottino gli utenti che chiedono i costi.
Che schifo con panna biscottino e cetriolo la fine che tutti avrebbero voluto far fare alla letteratura italiana prima del nostro avvento.
Libereria!!!

dribbla

"Hai l'idea per scrivere un libro e non sai come fare? Possiamo supportarti con una serie di servizi editoriali!"
(A pagamento.)
Questo il tono di molti spot di sedicenti "case editrici" che trovate in circolazione.

 

Noi no.
Noi ti possiamo, dobbiamo e vogliamo "supportare" e accogliere e salvare SE hai scritto un libro.
Se SEI uno Scrittore!
E non prendiamo soldi da nessuno.
Soprattutto dagli Autori, i quali fanno un LAVORO e sono i produttori della materia prima.
L'opera.
SEI uno Scrittore?
L'opera è tua, intoccabile e sacra.
Dribbla gli "editor" e gli sciacalli travestiti da "operatori culturali".

Aprile 2020

giornata mondiale

In attesa della Giornata Mondiale Contro Le Giornate Mondiali, c’è anche la santa “Giornata Mondiale Del Libro E Dei Diritti D’Autore”.

Il libro.

E il diritto d’autore.

Dunque.

Intendiamoci prima: festeggiamo come pecore sbandieratrici, o magari anche difendiamo?

Ok.

 

1) Tutti gli AUTORI festeggiano il libro. E lo difendono. (In buonissima fede e con passione.)

2) Tutti gli AUTORI festeggiano il diritto d’autore. Ma non lo difendono, perché firmano contratti con gli editori, ovviamente CEDENDO DIRITTI e cedendo anche il 90% del diritto economico derivante dal diritto d’autore).

 

3) Tutti gli EDITORI festeggiano il libro. E lo difendono. (Certo, sennò su cosa lucrano mettendosi in tasca gli utili del lavoro altrui?)

4) Tutti gli EDITORI festeggiano il diritto d’autore. Ma non lo difendono ovviamente, anzi se lo pappano (per contratto).

 

Ciao.

Domanda.

Ti vuoi ribellare? O ti accontenti di festeggiare?

Non sai come ci si può ribellare? Dici davvero?

Prova un po’ chiederlo a noi. Siamo tutti tuoi colleghi Autori e siamo qui proprio apposta.

Maggio 2020

Maggio 2020

faq

Gli Autori che si “improvvisano” distributori?
A parte che non è esatto e che siamo catena umana (e che la gente meno capisce e più parla), "improvvisarsi" è pensiero vecchio.
Tutti possiamo fare tutto, se studiamo come farlo.
Basta coi titoli e con gli "albi professionali"!
Bisogna che torniamo a ingegnarci tutti per costruire ciò di cui abbiamo bisogno, senza delegare.
Delegare ha anche un altissimo costo, in tanti tipi di moneta.

 

Ci consideriamo editori?
Tra le altre cose, sì.
Gli unici in Italia, per la precisione.
Stiamo salvando dall'isolamento gli Autori seri.
Ah no, ma voi siete grandi scrittori e liberi e "anarchici" e cercate il mecenate coi "capitali" che si fa il culo per voi.
Volete non pagare (ed è giusto) però senza far nulla.
Volete non pagare (come diciamo anche noi, ovviamente) però, voi non facendo nulla, ci devono essere altri che fanno per voi senza guadagnarci.
Cioè tutti devono guadagnare dal proprio lavoro (giusto) ma non i "distributori" del vostro preziosissimo libro.
Eh sì, perché poi però se mettiamo in campo i "distributori" il vostro guadagno se ne va nel cesso.

 

Criticare è figo una volta. Criticare senza sapere è figo tre volte.
Questa è l’Era Tastieroica.
Il peggio è per chi fa così, il meglio è per chi agisce.

 

Una soluzione non c'è e tutti piangono.
Quando arriva la soluzione tutti criticano.
Va benissimo così perché noi, non cercando assolutamente alcun guadagno e non essendo "ditta" (pensiero vecchio), vogliamo a bordo solo gente intelligente (che sa inter-legere).

 

Abbiamo creato Libereria come soluzione etica e praticabile per tutti gli Autori che pensano di voler cambiare qualcosa.
Chi non ci sta (o soprattutto non capisce) può anche guardare altrove, anzi ci farà felicissimi.
Ma “don’t criticize what you can’t understand!” (cit. Bob).

 

Ah, no? È più bello fare i critici fighi dietro le tastiere?
Va bene, va bene, dov’è la parte nostra del problema?
Anzi, ci dà ragione, ogni giorno, anche Darwin.

Dicembre 2020

PROGETTI

Per portare avanti un progetto è inevitabile, giusto, bello, pensare e attuare continue sue evoluzioni.

Altrimenti non si direbbe “portare avanti”, si direbbe “mantenere fermo”.

Studiare dispositivi a protezione del bello dell’idea originaria, che rimane e cresce e agisce.

Apparecchiare e aggiustare l’idea perché sia strada per più persone. Perché sia cooperazione, partecipazione, salvezza.

È inevitabile, giusto, bello.

Chi non capisce questo?

Chi per vocazione non fa, chi non sa fare, chi non ha la vera attitudine a pensare e progettare.

Chi non prende sul campo d’azione il fertilizzante infinito per l’etica.

Chi cerca sempre pretesti per nutrire, per giustificare a se stesso, la propria competitività camuffandola (a maleficio dei creduloni idioti) da “purezza del dissidente”.

Puro sei se pura è l’etica che continua a muoverti. Anche se impasti col fango. Anzi a maggior ragione.

L’idea s’incarna mille volte nell’uomo sporco di fango, che scava e costruisce, che diventa anello di catena e fratello di chi come lui è sporco di fango, scava e costruisce.

La “critica” s’incarna nello zombie travestito da omino profumato in divisa pieno di medagliette autoprodotte.

La “critica”, naturalmente, non esiste; fin dalla stessa parola è una medaglietta autoconferita per non dire: qui abita un competitore frustrato che adotta strategie di posizione esclusivamente distruttive.

Anche il “dissidente” non esiste: in verità è semplicemente l’ignorante di quella data cosa, colui che non ha provato davvero a farla e non sarebbe in grado, né eticamente né praticamente, di farla. È semplicemente un cattivo ascoltatore. È un incapace.

Altrimenti non farebbe il “dissidente”, che è pur sempre un parassita (un fungo mostruoso che, anziché usare l’albero per nutrirsi, lo usa solo per poter dire “che schifo l’albero”).

Altrimenti non farebbe il “dissidente”: farebbe La Cosa Sua.

Con “farebbe” qui s’intende “saprebbe fare”: perché “ngiuriarsi di fare” è alla portata di tutti.

Perché, naturalmente, il vero competitivo non si pensa certo incapace, e poi è troppo impellente l’urgenza merdosa che ha; e allora per forza, dopo quella della “critica” (nei numerosi casi in cui non si abbraccia quella a vita), prova la strada anche del “fingere di fare”: più che altro incoraggiato dai seguaci idioti abbagliati dalle medagliette (idioti ovviamente destinati poi alla migrazione a vita, ma lasciamoli perdere).

Vero, non ce la farà, perché non ha l’orizzonte, non ha le competenze, non ha la trasparenza e dunque l’autorevolezza che servono.

Ma è un peccato, sarebbe ottimo, sarebbe un’operazione sociale darwiniana gratuita di pulizia.

Mi sento d’incoraggiare questi “spazzini dei settori culturali”, utili ben oltre i loro “meriti”, a continuare.

Mi sento proprio di farlo, preso atto del fatto, tutto sommato anche provvidenziale, che non riusciremo a rendere magicamente tutti intelligenti.

utenti

Gli editori di sistema sono diventati, da anni ormai (da un paio di decenni, per la precisione), semplici “prestatori di servizi stampa”.

Ovviamente ciò agli occhi degli “utenti”, degli autonominatisi “committenti”.

E gli editori sono a ciò rassegnati, non fanno più un bel cazzo di niente per tornare a essere percepiti come “operatori culturali”. Perché? In cambio di cosa? In cambio di denaro.

Gli editori di sistema hanno rovinato la Letteratura (maiuscolo), guastando loro per primi la percezione del fenomeno “Libro” (maiuscolo). In cambio di cosa? In cambio di denaro.

E con la complicità degli autori (minuscolo).

“L’utente” non sa che il suo “potere d’acquisto”, che il potere d’acquisto in genere, a dispetto del nome (i nomi sono droghe di sistema) non è affatto un potere. Ma è schiavitù.

(A parte il fatto che questi già aberrantissimi concetti di “committenza” e di “potere d’acquisto”, applicati al TUO lavoro derubato, cioè alla TUA opera scritta, fanno triplamente cagare. Ma tanto stiamo parlando di loro e quindi di commercio, mica di Letteratura maiuscolo.)

Quindi “l’utente”, il nuovo col cervello ancora da svecchiare, cosa fa? Si comporta da committente e dice “acquistare”, “pagare”.

Perché i meno meno meno accorti partono ormai (incolpevoli di diritto ma non di fatto essendo comunque colpevole e dannoso il pensiero vecchio) con la tendenza a vedere tutti e tutto così e perfino noi.

Con noi NON fatelo! Non è aria.

Cerchiamo ottimi Autori (maiuscolo), ma non ci basta.

DOVETE aver capito con chi state parlando.

Cioè? Cioè con quelli che faranno, che stanno facendo, la rivoluzione culturale. A favore degli Autori (maiuscolo). A favore vostro e della fine della vostra sporca schiavitù (della quale DOVETE smettere di essere complici). A favore delle vostre opere, leggete VOSTRE.

Per adesso il sistema ha fatto di voi degli appiccicaticci egocentrici schiavi.

Volete venire con noi per “vedere stampato” il vostro libro? NON fatelo.

Venite con noi per essere dei nostri. Venite con noi con un bel software di Pensiero Nuovo.

“L’egoista non sa fare i propri interessi.” (Francesco Mazzà)

Gennaio 2021

"MERITOCRAZIAAA"

Nella mia lunga vita, artistica fino al midollo, ho incontrato gente che mi ha detto: se vuoi fare l’organizzatore di eventi artistici, DEVI avere una sede di proprietà.

Cioè, tradotto, devi essere un imprenditore commerciante e devi avere da investirci sopra un pacco di soldi, mica di fiuto artistico e capacità progettuali per affascinare e creare e coinvolgere un pubblico con la Qualità.

 

Nella mia lunga vita, artistica fino al midollo, ho incontrato gente che mi ha detto: se vuoi fare “l’editore” DEVI rischiare tu sulle opere.

Cioè, tradotto, devi essere un imprenditore commerciante e devi avere da investirci sopra un pacco di soldi, mica di competenze.

 

(Eppure “io” l’ho risolta alla faccia loro nel solo modo etico che c’è, noi di

Libereria non siamo “ditta” e come si sa non facciamo pagare gli Autori, anzi li facciamo anche guadagnare.)

 

Insomma “loro” vorrebbero vederti, se non proprio sparire e soccombere (non sperateci), trasformare la performance artistica in “evento” pop; le opere in anonimi e innocui “prodotti” vendibili; e gli artisti della TUA scuderia in sottoposti miracolati asserviti: proprio al contrario di come ormai si “pensa”, visto che ormai sembra non esserci quasi più chi abbia il coraggio del pensiero, chi sappia mollare il passamano dei pensieri vecchi, il “così si fa” e il “così si è sempre fatto”.

Insomma se sei nato Artista e vuoi FARE l’Artista morto di fame, tutto ok. Cosa vuoi? Il grande genio oggi è solo l’imprenditore. Evviva. “Meritocraziaaa” (costruita sulle fondamenta di merda della disuguaglianza sociale).

Se sei nato Artista e vuoi fare ANCHE l’operatore culturale, il primo step è ascoltare tutti gli stronzi ignoranti che vorrebbero trasformarti (ovviamente per renderti “inoffensivo”) in un borghese di merda.

Per questo dico sempre che la problematica fondamentale (problema = pro + ballein, cosa che si fa avanti, che s’impone alla tua vista, che invade la messa a fuoco) è anche “politica”.

Non perdete tempo a protestare sulla parola “borghese”, non posso intendere più la “borghesia industriale” di Marx, ma una forma mentale, una categoria ben più imbecille e pericolosa che sta sempre più minando alle basi la Polis. E che, soprattutto NOI Artisti, DOBBIAMO combattere. Se no non vedo chi.

Marzo 2021

aisthànomai

Se sei ben spettinato, sei un nuovo grande cantautore rock già prima di suonare.

Se poi ti lavi anche pochino, sei un filosofo postmoderno già prima di aprire bocca.

Se ti vesti abbastanza male e non hai mai fatto un nodo di cravatta, sei un grande scrittore già prima di scrivere.

Sempre già prima: perché dopo, di questi tempi, in genere, no. (Naturalmente a meno che tu non abbia amici “giornalisti” dai quali puoi comunque in qualche modo comprare un “endorsement”.)

L’abito fa il monaco per tre minuti e quindici circa.

Se ti cuci l’abito da solo, sei un monaco che ha studiato da sarto.

Se sei quell’uno su 2457 che molla i “se” e magari segue un orizzonte espressivo artistico, sei già qualcuno, sul serio.

In quei casi il problema della “mise” verrà dopo; o non verrà; o sarà invisibile.

È per questo che il mondo moderno fatica a riconoscere e ad accogliere il vero genio.

Mica per la “pericolosità”: il sistema se ne sbatte comunque di te.

Ora, capisci bene che un sistema che, a qualunque titolo e in qualsiasi campo, se ne sbatte di te, non va bene, è sbagliato, è sterile, è ingiusto, è morto, va rivoltato.

Dobbiamo quindi fare una potente rivoluzione, che è estetica, sì, certo: ma, cioè, nell’aisthànomai, nel sentire.