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IN PUNTA DI PENNA di Gianluca Sonnessa


Non si parla di me o di te.

Si parla di noi, ed è ben diverso.

Parliamo del tempo strappato al riposo e dedicato al pensiero, quel percorso che ha come prima tappa il petalo, come seconda le foglie, poi lo stelo, le radici, la terra, le pietre, il magma, l'estinzione, la rinascita, l'incapacità di fermare il tempo, la fotografia, l'attimo, l'eterno.

Non si parla di me e di te.

E nemmeno si parla di noi.

Si parla di chi vive fuori dalla bolla che chiamiamo "la nostra vita".

Ed è ben diverso.

Ad un centimetro da qui sottovoce pronunciano le parole "libertà", "attimi", parlano delle fotografie che fermano il tempo, dell'impossibilità di rinascere, di estinzione, incendi, di pietre, terra, radici, stelo, foglie e petali.

Parlano al contrario, e spesso noi non sappiamo invertire la direzione dell'ascolto.

Non si parla di me e di te.

Non si parla di noi.

Forse nemmeno si parla di chi vive fuori dalla bolla che chiamiamo "la nostra vita".

La notte passa la mano sulle mie spalle, sembra volermi consolare con una carezza mentre racconto la punta di una penna che buca la bolla, mi toglie la luce ma l'occhio non tarda ad abituarsi, e posso seguire una linea d'inchiostro, che non sempre lascia il segno, a volte, di lei, resta solo il tratto.

Non si parla del foglio che chiamiamo Confessore, nemmeno del senso di quelle parole cui diamo ogni volta il valore di un Testamento.

Non si parla di me o di te, non si parla di noi, non si parla del centimentro che ci separa dal resto del mondo o del percorso che porta dal petalo all'eterno e viceversa.

Non si parla.

Lo si scrive.

Ed è ben diverso.


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