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NON SI È MAI SOLO PADRE di Gianluca Sonnessa


Quando mi raccontavi del passato e di come riposa tra le rughe che lascia, il passato era ancora troppo vicino e le tue parole rimasero in superficie.

Per questo con gli anni ho perdonato il mio non capirti, perché mentre ti raccontavo della corteccia che protegge il cuore della magnolia, sorridevi con i piedi ben piantati nel presente, e mentre io credevo, tu credevi di sapere.

Dicevi di volermi bene e non mentivi.

Dicevi che ero la tua vita, e dicevi il vero, e quando dicevi il vero il vero portava il mio nome.

Quando oggi dico il vero, il vero ha il suono del tuo.

Sono stato futuro giocoso quando nemmeno sapevo esistesse il futuro, nemmeno sapevo saresti stato il passato mentre costruivo caverne con i lego, e adesso che sei un foglio bianco e che il presente mi sfugge tra le dita, non hai più mani forti come la corteccia della magnolia, ed io ritrovo i tuoi abbracci nascosti tra le rughe che lo specchio mi porta.

Non si è mai solo padre.

Non si è mai solo figlio.

Non si è mai davvero soli.

Anche lo spirito più libero per manifestarsi ha bisogno di nervi tendini e carne, e l'anima chiama corpo il suo vestito mentre il corpo chiama motore la sua anima.

Tra le labbra dimora il divino nell'attimo in cui danza silenziosa una frase, la più bella sequenza di lettere e sentimento mai esistita.

"Dare al mondo"

La frase che un giorno pronunciasti parlando di me, con il cuore che gridava quant'è difficile renderle onore.

Ed ora lo sento nel petto quel tuo grido un tempo muto, mentre la guardo spostarsi dalle mie mani per guadagnare le braccia del sole, e ogni volta penso che ormai, come tu un giorno hai fatto con me, l'ho data al mondo, ben sapendo che il mondo, ora è lei.


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