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LUI ERA LEI di Gianluca Sonnessa


Lui era lei.

Lei era ciò che lui aveva deciso.

Lui muoveva i fili.

Lei sognava la realtà.

Osservare il Grande Autore all'opera era uno spettacolo sconcertante, poteva manovrare il sogno dall'interno prevedendo le mosse.

Perché la realtà, in fondo, è solo un punto di vista.

Infatti per dieci minuti rimase sdraiata sull'erba odorosa di un prato immenso trapunto di tarassaco, mentre il sole andava e veniva sugli occhi suoi chiusi e la mia voce lontana un centimetro dall'orecchio e un millimetro dal cuore ripeteva "sono qui".

Si faceva baciare la fronte, sentiva sulle guance le gocce calde che chiamava pioggia, le gocce calde che chiamavo lacrime.

I suoi dieci minuti furono i miei ventitré giorni d'attesa.

La guardavo con gli occhi sbarrati, mangiato com'ero dai fotogrammi di quel maledetto pomeriggio che aveva reso differenti le nostre realtà.

Il faro del Renault 4 che invade la corsia riducendo il raggio della pupilla, l'alternarsi del buio e della luce, le voci, il bagliore blu delle sirene, il cuore fuori dallo sterno, lo spasmo muscolare, la parola addio che non esce dalle labbra, un prato immenso trapunto di tarassaco.

La realtà è solo un punto di vista.

Io tacevo spianando le pieghe del lenzuolo aspettandola da questa parte della verità, e non c'era poesia nel suo coma, ma nella sua pelle sì, volevo i suoi occhi nei miei, per questo sentiva i miei occhi nei suoi.

Perché la realtà è solo un punto di vista, ma l'amore no.


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