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ÈVENTO di Gianluca Sonnessa


Forse il vento ti ha portato il mio saluto questa mattina. Se così è stato tu sappi che sono stato io ad averglielo chiesto. L'ho fatto perché sa esser più leggero di ogni mio gesto quando carezza i tuoi lineamenti senza sfiorarti, mentre a me per riuscirci servon le dita. Ho chiesto a lui perché sa chiuderti gli occhi quando ti sfiora scavalcando la sciarpa, mentre io non posso farlo senza usare le mani. L'ho chiesto a lui, perché io devo sussurrarti con dolcezza ciò che può cantarti senza usare la voce. Allora ieri, pensandoci, verso mezzanotte, quando soffiava freddo mentre fumavo e sembrava fosse arrabbiato, gli ho detto: "Va’ da lei domattina, mentre aspetta il pullman, e sii gentile. Spostale i capelli come faccio io, poi scavalca la sciarpa e sfiorale il collo. Lei chinerà la testa verso destra, a quel punto tu allontanati di colpo. Stringerà gli occhi, fermati per un secondo e guardala. Mi raccomando, non te ne innamorare. Se sarai fortunato sorriderà. Soffierà fuori il fumo della sigaretta, e con lui un po’ di tensione. Tu sposta via il fumo in fretta e poggiati sulle sue labbra. Solo per un attimo, e solo per farmi un favore mi raccomando. Sono geloso. Va bene? Facciamo così? E poi, poi lasciala andare. Lascia che sia. Io tanto sarò qui ad aspettare serenamente. Magari malinconico e sicuramente triste. Ma so che tu capirai. E che senza bisogno di chiedertelo, con un soffio, la riporterai da me."


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