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I MIEI PASSI ALL’INDIETRO di Gianluca Sonnessa


Lo ammetto, ti uso, non riesco a farne a meno.

Mi servi per stare meglio, come l'alba per un cieco, come il "clac" della serratura che apre la cella dentro cui piango la prigionia del tempo che scorre, come la sveglia dei sensi e dei motori interni, come una candela quando il sole, là fuori, l'hanno spento da millenni.

In questo modo tu mi servi.

Mi serve la tua iride marrone come il tronco delle querce, perché ogni crepa nera è profonda quando tutta la mia esistenza, e se potessi in una di quelle crepe io ci vivrei in silenzio, sotto la coperta innocente dei tuoi pensieri, osservando il mondo grazie ai tuoi occhi che ancora non conoscono la fame d'amore, che ancora non sanno vedere il rancore.

Io uso il tuo respiro per riprendere fiato.

Uso i tuoi "perché", piccoli e curiosi padri delle mie nuove domande.

Uso gli sbadigli, i passi incerti e coraggiosi che muovi, le sillabe, uso le canzoni che hai vergogna di cantare. Alza la testa e guarda in alto, il cielo merita il tuo sguardo.

Poi - Lo sai? - quando siamo lontani io faccio lo stesso e sempre riconosco nel cielo una parte di te.

Io sono un irresponsabile, un cretino.

Perché a me le cose le sto imparando da un bambino.


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