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IL RACCONTO DELLA PELLE di Gianluca Sonnessa


Ho imparato a guardarti oltre gli occhi e le mura si sono sbriciolate ai miei piedi.

Ora le parole che non riesci a pronunciare attraversano l'aria, e toccandomi lo sterno diventano battito.

Oggi il tuo silenzio sdraiato sul foglio è musica per chi chiude le palpebre.

Il mondo a volte si ferma mentre crollano pezzi di cielo e le nuvole piangono lacrime acide, allora cerchi la mia mano, perché non trovi più la tua.

La levo dalla tasca del giubbotto, lasciando cadere matite spuntate e briciole di carta per poggiartela sulla guancia.

Guardo il cielo, che ancora cade ai nostri piedi.

Odio questo mio amarti, così leggero da farsi spostare sul battito d'ali di una libellula, così potente da riuscire a scombinare le costellazioni.

Ti ho detto cos'è il tuo bacio?

Veleno.

Antidoto.

Ferita.

Unguento.

Guardami oltre gli occhi, e ti scoprirai tra fili d'erba smossi dalle pieghe della gonna larga che indossi ballando sulle punte, e il cielo ti guarda restando al suo posto, e il mondo gira seguendo la danza che improvvisi.

Io ti aspetto qui, lancio al cielo i suoi pezzi facendo ripartire questa sfera di terra, acqua, sangue e nervi.

Ti aspetto, in mezzo a gente distratta dal colore del vestito, con la mano nella tasca del giubbotto sempre pronta ad uscire, sporca di terra, fino a quando nella tua, fiorirà.


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