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KAISHAKUNIN di Marco Domenico Grastolla


Sono al tuo fianco e levo alte e minacciose le mie parole affilate sopra la tua testa. Chissà cosa pensi, col tuo spirito in ginocchio mentre punti un’arma mortale in faccia alla tua anima. Il primo passo verso l’oblio lo hai deciso tu, e con le tue mani e coi miei versi cercheremo di farla finita in fretta. Il tempo di un respiro e vedo il tuo spirito farsi vero, lo osservo aprirsi implacabile da uno squarcio fiero. Renderò immortale la tua morte, con la mia poesia che si abbatte con precisione a dare fine alla tua sorte. Qui con la penna ogni poeta dà il colpo di grazia alla propria pena, qui sul bianco di un foglio scorre un sangue nero. Siam sempre noi a stampare indelebilmente la nostra morte con la penna, e andare avanti con una nuova vita, nuove lotte, nuove lame. Siam sempre noi che consideriamo degno il fermare un pezzo di nostra storia tra versi decisi, orgogliosi. Siam sempre noi che sappiamo ogni foto come un suicidio, che sappiamo questa stasi come arma, come pietra da lanciare al futuro. Raccogli le parole dure come sassi dei poeti, raccogli questa morte su carta e lanciala in avanti con furioso amore, mira allo spirito che ha il tuo stesso fervore.


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