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LABIRINTI di Marco Zanni


Non trarre conclusioni affrettate, I nostri piedi poggiano su un pavimento Di sabbia incandescente, fluorescente. Estranei al rimorso contiamo le pietre Impastate tra i muri che ci dividono, residui, Macerie uniformi stravolte di sussurri. Fuliggine ricopre la successione dei giorni Mentre la pressione dei nostri nomi pronunciati Allenta l'evidenza delle nostre strade in rovina. I tuoi occhi saranno un credo conquistato, I tuoi stupori un chiasso solenne, Le tue mani il tocco della terra La tua voce un cristallo smisurato. Il resto sono ombre, lamiere e cemento. Un labirinto impossibile di preghiere devastanti.


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