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ALICE E IL CAPPELLAIO MATTO di Mariateresa Scionti


Vuole la storia che Alice e il Cappellaio si sarebbero persi per tantissimo tempo, per poi ritrovarsi come se fosse passato solo un secondo. Era una storia strana la loro, potevano stare lontanissimi, non vedersi, né sentirsi, ma questo non avrebbe cambiato il loro incontro.

Alice sentiva quando il Cappellaio non era felice, se gli succedeva qualcosa o si allontanava. Guardava il cielo, le nuvole, si era resa conto che anche se in due mondi inconciliabili, forse, non erano lontani. Era stato difficile trovarsi la prima volta, riconoscersi nella moltitudine, ma da allora lo spazio e il tempo erano solo concetti astratti, comunque sembravano legati da una sorta di filo che non riusciva a spezzarsi.

Si erano persi, Alice pensava per sempre, irrimediabilmente, ma il Cappellaio è tornato a farle visita nei sogni, per diverse notti. Tutti pensavano fosse felice, in procinto di una deliranza, ma nel sogno di Alice non faceva che stringerla forte, prigioniero del sortilegio di una regina di Cuori, mascherata da buona regina Bianca. Alice non riusciva a capire il significato di questi sogni.

Forse solo suggestioni della sua nostalgia, forse, una spiegazione inconscia a quel silenzio forzato, forse, un segnale d’allarme. Alice, inspiegabilmente, riusciva sempre a capire quando il Cappellaio non era felice, anche se (in questa favola) l’aveva ferita in maniera davvero profonda, anche se aveva detto “Basta” in maniera definitiva, di solito, era sempre intervenuta per aiutarlo, sfidando logica, tempo, orgoglio e anche se stessa. Ne aveva passate talmente tante che si era proprio convinta che se lo voleva per davvero, niente era impossibile o le faceva paura, nemmeno attraversare gli specchi o lottare contro il Tempo, loro nemico più grande, insieme al tempismo. Sarebbero stati due pezzi perfetti di un puzzle se fossero riusciti a incastrarsi, ma non erano mai al posto giusto, nel momento giusto.

E quindi la storia vuole che siano lontanissimi, mondi, anni, vite, ma che i loro ricordi, le loro vite, inevitabilmente si intreccino, il Cappellaio le accarezzi dolcemente la testa e la guardi negli occhi e in quell’attimo non esiste tempo, spazio, regine di cuori, ma tutto si cristallizzi. Sì, alla fine, nella lotta contro il tempo hanno vinto loro!


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