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NON SERVE UN TITOLO di Doria Tacchia


Quante volte abbiamo coscienza di essere ciò che siamo? Un mondo difficile che coinvolge chiunque, anche chi se ne frega, ma ditemi... voi, quando siete in un angolo del vostro silenzio... cosa rimbomba dentro?

Cerchiamo in fondo un po' di pace, sì, forse silenzio....

Camminava guardando i lastroni: piscio, guano, rumori indistinti.

Sì, faceva caldo, era estate, e forse normale.

Salire sui ponti e poi ridiscendere, scansare ostacoli senza saperlo, che sono gli attimi che annunciano i passi.

Ogni volta un pensiero che incontri e poi si dilegua, si mescola ad altri e diventa un tutt'uno.

Allora ti accorgi che sei uno dei tanti, dei molti respiri.

Nessuno si ferma per ascoltare, si aspetta: il tram, che ancora non passa, il telefono che ancora non squilla, la sera, che ancora non viene....

Tutto nel Nulla accade comunque!

Allora si fermò, colpa di un astro nel cielo infinito, un’eclissi, e quell'ombra che riempie di note anche il cielo più nero, e la solitudine è un'occasione per sentire i contorni di questo corpo che s'alza nel vento, che non sa da dove viene e dove conduce, il vento danza con lei e sono mute le note in un mondo affannato che corre, che aspetta e che non sente più... Il dolore, la rabbia, la paura dell'altro.

Calerà il sipario di questo spettacolo, che lascia uno spazio, e forse è il silenzio che ancora non tace.


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