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DA "IL GRANELLA E I PICCIRILLI" di Sebastiano Privitera

(riduzione e adattamento di una novella di L. Pirandello)


Tinino: -(falsamente umile) Perdoni, signor avvocato... mi potrebbe spiegare come si formano le nuvole?

Zummo - (c.s.) Come si formano le nuvole? Ma... mi volete corbellare?

Piccirilli - (accorato) No, signor avvocato, non ci permetteremmo mai!

Zummo - E vorrei vedere!!!

Piccirilli - Il fatto è che siamo povera gente, poco istruita...

Mararosa - ...e quando, l'altro giorno, nostro figlio Tinino ci fece questa domanda...

Piccirilli - ...restammo un po' impacciati e facemmo un po' di confusione.

Zummo - (più quieto) E va bene! Ma che c'entra questo con il fatto degli spiriti?

Tinino: - Niente, certo. Ma a Vossignoria ci dispiace se me lo spiega?

Zummo - (rassegnato) Ci mancava pure questa, per farmi perdere altro tempo. E va bene!... Voi sapete che la Terra, è composta perlopiù di acqua: mari, laghi, fiumi... Quando c'è molto caldo, come da noi adesso, l'acqua tende a evaporare. Poi, quando il vapore, salendo, raggiunge livelli più freddi, si condensa e forma le nuvole. Un po' come quando si scalda l'acqua nella pentola e ci si mette il coperchio: l'acqua evapora, il vapore raggiunge il coperchio più freddo, si condensa e ridiventa acqua.

Tinino: - Sì. Però io il vapore della pentola lo vedo mentre quello che forma le nuvole no. Non solo, in più sul coperchio della pentola non vedo nessuna nuvola, solo acqua vedo.

Zummo - (riaccalorandosi) Ma mi volete far scimunire?... Che? Vorrebbe vedere le nuvole sul coperchio?

Piccirilli - (intervenendo per placarlo) Tinino, lascia stare va! Così fai stizzire il signor avvocato.

Mararosa - (anche lei accomodante ma allusiva) La risolvi un'altra volta la faccenda delle nuvole. Forse il signor avvocato ha bisogno d'informarsi, d'approfondire...

Zummo - (stizzito) Ma quale informarsi!... (si alza per congedarli) Signori, io debbo andare... sono atteso.

Tinino: -(parando l'intenzione) Un momento, signor avvocato, un momento... facciamo presto. (rivolgendosi ai suoi) Papà, mammà, per favore! Non v’impicciate, che facciamo prima. (a Zummo, che rimane in piedi) Dunque, Vossignoria dice che l'acqua evapora. Lasciamo stare il fatto della pentola. Quello l'ho capito. Ma vogliamo stabilire, intanto, che il vapore non si vede e le nuvole, invece, sì?

Zummo - (non comprendendo dove vuole arrivare) Certamente!

Tinino: - E noi, pure chi non s'è mai posta la questione, non ci meravigliamo del fatto che le nuvole prima non ci sono e, poi, appaiono, come se venissero dal nulla, non vedendosi il vapore...

Zummo - (divertito) O bella! Stai a vedere che adesso dovremmo avere paura delle nuvole!

Tinino: - No, signor avvocato, e chi dice questo?

Zummo - E allora?

Tinino: - No, volevo dire... è stato sempre così?... Mi spiego. Questo fatto del vapore che forma le nuvole, andando indietro nei secoli, c'è stato un momento che s'è scoperto mentre, un momento prima, non si conosceva ancora, giusto?... C'è stato?

Zummo - (di nuovo incuriosito) Certamente!

Tinino: - Ora, io dico, quando ancora non s'era scoperto, come spiegavano gli antichi l'apparizione e la sparizione delle nuvole?

Zummo - (ora è tutto chiaro, la solita ignoranza!) Ma che c'entra! A quei tempi si credeva agli Dei, che ce ne fosse uno per ogni cosa che succedeva. Per esempio, credevano in Zeus, Giove per i latini, che quando s'adirava per qualche motivo, provocava i tuoni, i fulmini e i temporali e che, quindi, era tutta opera sua. E non solo! Era, Nettuno, Apollo...

Mararosa - (non riuscendo più a trattenersi, allibita) Addirittura! Vossignoria mi deve scusare ma mi pare troppo esagerato, non lo credo possibile!

Zummo - (con fermezza) Questa è storia, signora!

Mararosa - (ferma, pure lei) Ma no! Qualcosa la sapevo pure io, sul fatto che gli antichi, ignoranti, credevano a questi dei. Quello che mi pare impossibile è che credevano che lo facesse Giove e, invece, era colpa di un pollo.

Zummo - (allibito) Signora, ma che sta impiastricciando?

Mararosa - Io? Vossignoria l'ha detto, signor avvocato!

Zummo - (accalorandosi) Ma che ho detto? Mi vuole corbellare?

Mararosa - Scusi, signor avvocato, non l'ha appena detto Vossignoria ch'era nessuno, ch'era un pollo?

Zummo - (c.s.) Io? Ma voi delirate... mi perdoni signora, ma quando è troppo è troppo. Io avrei detto... (comprendendo l'equivoco e ridendoci sopra) Ah! Ora capisco... no, signora, io ho semplicemente fatto i nomi di alcuni Dei che si credevano a quei tempi: Era, la moglie di Zeus, quella che diventava Giunone, moglie di Giove, per i latini; Nettuno, il dio del mare; Apollo, il dio del Sole... e così via.

Mararosa - (impacciata, mortificata dall’errore) Gliel'avevo detto che mi pareva impossibile!

Piccirilli - (a disagio) Mararò, ma che figura mi fai fare????

Tinino: - Zitta mammà, che fuori ci fai buttare!!! La scusi, signor avvocato... volevo dire, ripigliando il discorso, che quelli, gli antichi, non potendo vedere il vapore che creava le nuvole, se li spiegavano con la faccenda degli Dei. Ora, noi, tornando al motivo che ci ha spinto a venire qua, da Vossignoria...

Piccirilli - (riprendendo coraggio) Spinto? Sparati come una palla di cannone, signor avvocato.

Tinino: - ...non potendo vedere perché la seggiola si mette a far le capriole per la stanza; cos'è che fa volare un portaspilli sulla faccia di mio padre; perché l'armadio a specchio si mette a scricchiolare e a tremar tutto; perché il mio porta-pillole, scomparso misteriosamente, riappare schizzando al soffitto e cascando per terra, ammaccato... non credendo negli Dei degli antichi, l'unica spiegazione che ci possiamo dare è quella della presenza degli spiriti. Senza contare le risate, che non si vedevano ma si sentivano.

Mararosa - Risate!

Piccirilli - Risate, signor avvocato. E questo è tutto. (orgoglioso, a Tinino) Bravo Tinino, e se domani l'avvocato ha bisogno di un aiuto...

Zummo - (ironico) ...m'affido alle nuvole e agli spiriti di vostro figlio Tinino! Ma mi faccia il piacere!

...

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