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IMMONDO BUKOWSKI di Maria Teresa De Carolis

B: Vi chiedo scusa, vi chiedo scusa perché sono uno sporcaccione, vivo di alcol e sigarette e non me ne frega un cazzo di nessuno. La macchina da scrivere è la mia pistola e ammazzo di parole la gente comune… comune… normale, che brutta parola, inventata dal potere per confinare i deficienti in azioni senza senso, lubrificatevi così farà meno male (ride). Le donne mi hanno rovinato, ho dato sempre tanto, tutto, troppa bontà. Io vi ho regalato me stesso e voi mi pagate con una bottiglia di vino, con questa bottiglia mi volete ammazzare… allora toglietemi l’alcool e, io, non sono più niente. L’alcol innalza tutte le cose inutili che vi racconto.

(Cambio di voce, i personaggi sono due, Bukowski e Kerouac, l’uno irriverente, volgare l’altro tranquillo, gentile e pacifico)

C: Ok ti sei divertito ora posa la bottiglia e vieni via, la devi smettere di dare spettacolo, basta che ci siano quattro persone a guardarti e diventi un essere insopportabile. Ti accompagno a casa, andiamo… non farti pregare, ricordati cosa succede quando bevi troppo: poi vomiti e (rivolgendosi al pubblico) vi assicuro non è un bello spettacolo. L’altro giorno eravamo in ascensore, doveva dare un’intervista a una radio locale di San Francisco, caro il mio sporcaccione, ha vomitato in ascensore e l’hanno tenuta ferma per un’ora perché ha rigettato due giorni di alcool in due secondi… mah a volte fai veramente schifo.

B: E’ proprio grazie a questa (indica la bottiglia) che vi dico le cose come stanno, volete sapere, quanto vi resta da vivere guardate il cielo e contate le nuvole, alzate gli occhi di notte sul nero che vi sovrasta e ditemi quante stelle vedete, respirate la merda di questo mondo e, sinceramente, ditemi che puzza sentite. Il mondo marcisce più del mio fegato e io dico solo le cose come stanno, non sono un artista, uso le parole per sputarvi in faccia la realtà. Mari di plastica e foreste di plastica, decidono gli altri cosa dovete essere, io non c’entro nel vostro balletto, io sono fuori, fuori confine, fuori stazione, oltre i sacchi di sabbia che vi servono per difendere il vostro orticello. Cannibali di speranze, vi mangerete tra voi, perché l’essere umano non condivide, strappa via. Io non sono Jack sempre alla ricerca di Dio… quale Dio, dove? Noi siamo morti, il Beat è morto, ancora qui noi a fargli la respirazione bocca a bocca… stacca la macchina Don, il Beat è deceduto, i movimenti sono solo i nervi, residui di soffio che si dissolve… la musica, la musica è tutto, quel Beat non può morire, moriamo noi esseri umani.

C: Dai basta con queste stronzate Hank, andiamo, il pubblico è stanco dici sempre le stesse cose.

B: Il pubblico si diverte a vedere un ubriacone che delira e che vorrebbe prendere tutti a calci nel culo. Voi non sapete quanto siete lontani dalla verità. Vivete nascosti dietro le vostre tende e guardate la vita attraverso i vetri delle vostre belle casette profumate. Leggo le mie poesie perché me lo chiedono, non lo faccio per sentirmi dire che sono uno scrittore, che sono un poeta, io sono Henry Charles Bukowski, scrittore che pensa di esserlo e non lo dice… io scrivo perché è l’unico modo che ho per fare la rivoluzione. Voi che fate per sovvertire le cose? Vi piace tutto di questo mondo? Se non vi piace cosa fate per cambiarlo? Io scrivo e so che scrivere mi ucciderà, non è l’alcol a devastarmi… è l’arte che mi uccide, chi crea non può sopravvivere alla forza dell’arte, muori e allora tutta la bellezza viene a galla.

L’altra mattina, passeggiavo, mi guardavo intorno… poi i miei piedi… poi il cielo e improvvisamente pezzi di cielo hanno iniziato a cadermi in testa, li vedevo solo io. (Pausa) Non mi credete? Pezzi di cielo grandi così (fa un gesto ampio con le braccia). Un enorme pezzo di azzurro mi si è conficcato proprio qui (indica la testa) ha lasciato uscire ogni pensiero, ogni idea che avevo custodito per anni, tutti i miei buoni propositi, i miei attaccamenti, le mie astrusità e le mie convinzioni, hanno iniziato a volare via, come aquiloni, come palloncini scappati dalla mano di un bambino; io ora non ho più niente da darvi. Anche se qualcosa resta sempre attaccato alle pareti. Flebili residui polverosi di un essere che non è più. Io cambio ogni giorno e ogni giorno mi stupisco di non essere più quello che ero. La memoria lentamente si appanna e col vino tornano a galla solo le emozioni e i ricordi sono ammassi di sentimenti irriconoscibili. In Vino Veritas e io vi sto dicendo tutta la verità, la mia perlomeno. Karen che canta l’amore perduto e Allen che innamorato urla contro il mondo… io non urlo contro nessuno. Mi hanno regalato una volta un revolver, che razza di regalo è? E’ come regalare veleno per topi o un lanciafiamme. C’è gente che mi vorrebbe morto, ma che male faccio io se sono incazzato e scrivo perché non riesco a dormire! Sento su di me il peso degli anni, di tutta la memoria che mi schiaccia. Mi sento come se fossi una piuma di uccello bagnata, pesante che sofferente tenta di librarsi, lasciandosi portare dal vento. Ma l’acqua non lo permette. Allora mi lascio portare dalla schiuma del mare che cancella i ricordi e lava via il fango di anni corrotti. Fuori! Fuori tutti da questa giostra, si scende io non ho più doveri, non ascoltate le mie parole ascoltate i vostri pensieri, siate soli, siate beati nella umida e gelida notte, non abbiate paura del buio, sollevati contro la paura e correte, viaggiate, dormite sotto le stelle. E quando regalate qualcosa, che sia un regalo no una promessa… che razza di gente! Quando si regala qualcosa dietro ci deve essere la soluzione, la fine, nessun ritorno, nessuna aspettativa.

C: tu stai delirando, ma che ti sei bevuto oggi, etere!? Avanti smettila, che spettacolo immondo! La gente certo non si aspetta questo da te, tu sei Charles Bukowski lo capisci o no? Sei un poeta, uno scrittore, non puoi mischiarti con la vita come un qualsiasi poveraccio…

B: Mischiarmi con la vita? Ma come cazzo parli e poi chi sei tu? Chi ti conosce, come ti permetti di dirmi come devo vivere io, chi sei tu per dire loro come devo vivere io? Trascina quel tuo culo fuori di qua, lasciami parlare come voglio, la libertà della mia lingua è una cosa che mi sono conquistato a fatica, questa faccia butterata non mette più paura, ci sono donne che mi trovano persino attraente (ride). Vattene e lasciami da solo, non riesco a creare uno show con un guardiano vicino.

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