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L'ASCOLTO di Gianluca Sonnessa

Ho chiesto al silenzio di raccontarmi la verità. Stanno abbassando una serranda da qualche parte. L'ombra di un corvo corre in cortile, dentro un rettangolo che il sole ha rubato alle ombre. Foglie nuove di un vecchio tiglio. Il fumo della sigaretta mi dice che l'aria si muove, dice "Ti ammalerai", rispondo che la peggior malattia è non aver vissuto. Qualcuno batte con un martello, mi alzo dalla sedia, lo cerco con lo sguardo, non lo trovo. Le sue mani sono da qualche parte, la parte che mi spetta si riduce al suono che stanno creando. Sono fortunato, a destra e sinistra mi stringe l'abbraccio dei palazzi, ma davanti ho gli alberi, dietro di loro c'è il fiume che amo. La signora da cui compriamo il pane è laggiù, oggi la panetteria è chiusa, sta stendendo grembiuli rossi. Ne conto undici. Sono troppi per una sola persona, probabilmente li lava anche per le due ragazze che lavorano con lei. Sorrido. Lontano da qui le ruote di una macchina diventano la voce della strada, o forse è la strada a dar loro una voce. Sono vivo. Ho chiesto al silenzio di dirmi la verità. Ho sentito che la sua essenza è il rumore, quel rumore mutato nelle parole che stai leggendo. Probabilmente in silenzio. Lo trovo stupendo. In questo preciso istante sono con te, anche se le distanze raccontano un'altra storia.

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