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LE NUVOLE NON CADONO di Doria Tacchia

Dovrei scrivere, dovrei scrivere di cosa passa attraverso i luoghi e il tempo, di cosa ci faccio qua appesa ai giorni, di come il cielo grigio invade il mio umore, e di perché, perché le cose mutano senza che me ne accorga, a volte non le sento. Ma non me ne voglia l'Esistenza, se mi stanco e di ripetermi in questa giostra, mi mortifica e mi annoia.

Forse c'è un luogo che accoglie i pensieri scaduti, quelli che non tornano se non li cerchi e che tornano se li dimentichi.

Ma vabbè, domani, anche oggi sarà già ieri, e mi sembra che non sia accaduto nulla, mi sento trasparente e la danza di ombre e luci mi attraversa ed io immobile ancora non mi addormento.

E quindi ecco, è davvero inutile, dovrei spiegarmelo che a rincorrere la notte e il giorno rischio l'immobilità, e poi cammino e guardo sopra, lassù chi corre son le nuvole che disegnano presagi, che parlano d'infanzia e scolpiscono memorie, sì, come un giorno che ho creduto fossero cadute al suolo e che tutto fosse ormai perduto.

Ma già, che sto dicendo?

In fondo nulla di quel che davvero vorrei dire, ma i giorni son per questo ancora a venire per protrarsi tra la sabbia, nella clessidra capovolta, che cade e si rigira e ancora, ancora come prima.

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