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LETTERA 35 di Lorena Giardino

Avevo dieci anni, ginocchia sempre sbucciate, capelli arruffati e testa piena di sogni.

Divoravo libri, allora come adesso adoravo la sensazione della carta sotto i miei polpastrelli, e viaggiare con

la mente, ed essere ogni volta un personaggio diverso.

Avevo un diario, dove annotavo tutte le mie fantasie, i miei pensieri e piccole poesie…

Ed il mio primo vero libro, un quadernetto sgualcito dove con impegno e costanza avevo scritto di pugno la

mia prima storia, “La storia di Pilli", alla quale avevo aggiunto anche dei disegni.

E poi arrivò il mio compleanno.

L'immagine di quella giornata è lì, fissata nella mia testa e, cosa ancor più importante, nel mio cuore.

Perché per ognuno di noi ci sono quei ricordi più importanti degli altri.

Quelli che restano li, a sedimentare tra le trame del cuore, quelli che, già mentre li stai vivendo, sai bene che lasceranno il segno.

Piccoli pezzi di vita, giorni, ore, a volte solo istanti, ma pregni di significati e talmente importanti da fissare

per sempre le tracce di quella che sarà la geografia del nostro cuore.

E fu, come sempre, giostra di emozioni: la torta fatta in casa da mia madre, e le zuffe con i miei fratelli e

l'attesa, e poi, poi mio padre, le mani ruvide di lavoro duro, che posa davanti a me un grande pacco.

Un'Olivetti lettera 35.

Mi sembrava perfetta… non era solo una macchina per scrivere, per me.

Era una macchina per sognare.

E subito presi a riversare su quei tasti tutti quei mondi fantastici che da sempre avevo dentro.

Mi sedevo davanti alla macchina per sognare, aprivo il coperchio ed ogni volta era come aprire una

porticina sul mio mondo interiore, ed ecco che personaggi fantastici e luoghi mai visti mi sbocciavano

dentro e le mie dita si muovevano sulla tastiera e in quei momenti sentivo che tutto era possibile.

Potevo essere chi volevo e creare mondi incredibili.

Ero un demiurgo, e dalle mie mani che si muovevano sui tasti nascevano personaggi e mi sentivo felice e

appagata.

Credo sia stato quello il momento in cui dentro di me decisi che avrei scritto sempre, perché scrivere mi

rendeva felice.

E gli anni sono passati, tutto intorno a me è cambiato, e sono cambiata anch'io.

Anche se in fondo io quella bambina che sognava seduta davanti alla sua lettera 35, ce l'ho ancora dentro.

E mio padre, col suo conservare sempre tutto, qualche tempo fa è riuscito a sorprendermi, ed anche ad

emozionarmi.

Lui ha tenuto tutto.

I miei diari con le poesie, e “La storia di Pilli", e anche la macchina dei sogni.

Qualche tempo fa me li ha restituiti.

Lo ha fatto in momenti diversi, e senza troppe cerimonie... con la sua semplicità amorevole e priva di

fronzoli.

Ti sei reso conto, papà, di ciò che hai fatto per me?

Mi hai ri regalato le mie fantasie infantili.

Mi hai ri regalato la mia Olivetti lettera 35.

Tu, il custode della mia infanzia.

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