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LETTERA AL SIG. "H" di Doria Tacchia

Gentile Signor "H",

come ripromessa... a me stessa in fondo, e niente più, vengo a sciverle quanto segue,

devo dire che non è proprio una promessa la mia, ma un... un gioco?

Poco importa, di fatto scrivo, a lei Signor "H", concentrandomi su un'immagine, che in fondo non conosco...

Non ho mai capito veramente lo scopo delle conversazioni, a volte sembra abbiano un senso, o un significato addirittura, e poi come niente virano, o galleggiano, nella mente di ognuno, dove ci sono infiniti spazi, da riempire e costruire, è vero poi, a proprio piacimento.

Non consideri le mie parole, forse anche inutili, né giudizio, né critica, ma solo parole, dove anche lei se lo desidera, può costruire le sue immagini, quindi non è nemmeno necessario che le consideri, mi piace cercare, e a volte anche trovare dei percorsi che possono semplicemente rimanere sospesi, tra me e il Nulla...

Mi domando, e non necessariamente mi rispondo, quali siano poi, i piaceri della Vita, si dice "nelle Piccole Cose", scrivo Piccole con la maiuscola, per via di un ossimoro che mi perseguita... rido, ovviamente, perché ridere mi piace...

E lei Signor "H", ride poco, forse?

Per imposizione autoinflitta, o forse, semplicemente questa esistenza, le sembra poco ridicola, meno di quanto vorrebbe credere??

Ma, niente, vede, scrivo così, solo perché qualche volta le parole si compongono da sole, io faccio quello che loro mi dicono...

Signor "H"... mi chiedo, quale differenza trova lei, tra un lunedì e un giovedì, se anche fossero diversi, lei lo vorrebbe vedere?

Mi dico, chi cazzo sono io, per scrivere di questo, a lei che non conosco... infatti, lei lo sa bene, che tutto questo, potrebbe essere ignorato, e certo!

"Certo", è una parolina, che asseconda in qualche modo, come se qualcuno secondo lei avesse questa necessità, ma davvero?

Mi domando, fino a che punto, questo mondo di Narcisi, ci coinvolga, e davvero quanto importa secondo lei l'apparire? Grasso o magro, ad esempio, o appena sovrappeso, chissà cos'è che la far sentir bene, perché vede, Signor "H", posso chiamarla solo "H", come se fossimo più in confidenza?... Dicevo,vede "H", la sensazione che mi è giunta, attraverso i nostri scambi, è quella, che in fondo, forse, chissà... non ci sono molte cose che la fanno sentir bene...

Che presunzione la mia!!!!, Ma che importa, noi non conosciamo chi è lei, forse lei sì?

Anche il Tempo che ci attraversa, ci comunica qualcosa, è che ci duole ascoltarlo, lo consideriamo un ostacolo all'infinito, all'eterno, mammamia, che brutta parola!! Tempo???, no, no, Eterno... carica di affanni e disillusioni, di corse inutili al niente...

"H"... mi si spegne ora, la sua immagine... forse, è tempo di sognare...

Con affetto, vado a chiudere il sipario, di questo atto... sconosciuto.

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