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  • Libereria

SAN (dal racconto inedito "Il circo") di Augusto Pinto

Mi chiamooo … San, ma non è il mio vero nome. Credo sia perché Santiago il nostro boss e protettore ci chiama così a tutti con l’inizio del suo nome, una specie di marchio che ci protegge dalle altre bande.

Sto morendo, non chiedetemi perché, … non saprei rispondervi, è tutto troppo assurdo!

Sto morendo forse perché non sono un clown, come quelli che scendono nei nostri rifugi sotterranei -voi le chiamate fogne- per alleviare le sofferenze di vite senza occhi, le nostre.

Non voglio morire subito!

Sto aspettando Pepe, il mio clown preferito, forse … lui saprà darmi una spiegazione.

Mi sta venendo sonno, ma non voglio sognare. Per sognare ci vuole un buon odore e qualcuno che ti carezzi la fronte, se no è un incubo.

Però voglio raccontare, raccontare è vivere e vista la mia situazione non c’è cosa migliore che farlo.

Credo di avere sette anni, mai festeggiati, come mai ho fatto un Natale o una vacanza l’estate.

Convivo col nero dell’asfalto dei marciapiedi, delle fogne e neri sono i miei occhi ed i miei capelli, forse sono un predestinato ma come tale, non accetto volentieri la mia sorte. Vivo correndo e correndo inseguo farfalle di vita che una volta cadute nel mio retino, volano con la loro bellezza nel mio cuore, illuminando la notte. Non le metto in un vasetto di vetro per tenermele, ma, come gli atti del destino devono venire e poi andare … libere ed io sono contento lo stesso, almeno le ho conosciute e mi sono state accanto per un po’.

Io mi accontento di vederla in un battito di ciglia di felicità, visto che per me viverla sarebbe il tempo di una rosa.

Per questo amo andare al parco, dopo essermi lavato alla fontanella e messo quei due stracci decenti che ho. Non vado per giocare con gli altri bambini, ma per sentirmi almeno per un attimo figlio di qualcuno, per illudermi di esistere come bambino. È un gioco e ve ne spiego il funzionamento. Da lontano osservo le panchine su cui si siede la gente. Dopo aver scartato quelle con coppiette e vecchi soli, ne individuo alcune sulle quali siedono delle mamme che guardano attente i loro bambini giocare, scelgo quelle con le mamme più giovani e carine e mi avvicino fingendo di cercare qualcuno, … come se mi fossi perso. Nove su dieci funziona, loro mi vedono e domandano “Ti sei perso? Dove sono i tuoi genitori?”.

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