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SOTTO LA NEVE LIEVE (BREVE RACCONTO NORMANNO) di Livio Aquila

In quei giorni il cielo e la terra si tingevano di bianco. La neve cadeva lieve sulle strade e le case tutte intorno. Nel suo primo giorno di libertà, dopo la prigionia in quelle gelide terre tedesche, Sibilla camminava per via, sola e pensosa, appena sfiorata dagli sguardi curiosi dei passanti. Camminò, fino a ritrovarsi fuori dalle mura. Camminò a lungo. Tremante di freddo sedette sulla neve, ai piedi di una quercia, ai limiti della foresta. Subito l’assalirono i ricordi: la Sicilia chiara nel sole e la sua magnifica residenza di Palermo. Dalle sue stanze un tempo lo sguardo poteva arrivare fino al mare, da un lato vedeva i lussureggianti giardini della reggia, dall’altro la capitale, echeggiante di favelle normanne, latine, greche ed arabe, come una Babilonia d’Occidente. Scacciò via quelle visioni dalla mente ed ecco, le sovvenne ancora una volta il faccino terrorizzato di suo figlio Guglielmo, di nove anni, quella mattina in cui il barbaro –era il 28 dicembre 1194- ordinò l’arresto loro e dei loro più fidi sostenitori. Ma il piccolo Guglielmo non c’era più. Appena adolescente, accecato e castrato per ordine imperiale, aveva finito i suoi giorni in un remoto carcere, lui che era l’erede del trono siciliano. Era morto così, lontano dall’ultimo conforto che poteva donargli sua madre. In solitudine e nel terrore il ragazzo aveva reso l’anima al Creatore. Certo, ai figli sconfitti dei grandi monarchi tocca il destino di Astianatte, il principino troiano precipitato per mano del nemico dall’alto dalle mura di Troia. Sibilla si coprì gli occhi arrossati con le mani, ma non le riusciva più di piangere. Era approdata ormai a regioni estreme dell’angoscia, aride di lacrime, dove il dolore si fa più lancinante. Si alzò e riprese il cammino, prigioniera dei ricordi, sotto la neve sempre più lieve. Silenzio intorno. Nessuno ha più rivisto la regina siciliana. Ahi l’alterna fortuna! È proprio come cantano quei novizi tedeschi, che dicono di quel trono sotto cui è scritto: Ecuba Regina!

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