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STORIE D'ORDINARIA FOLLIA - AL PARCHEGGIO di Sebastiano Privitera

Ho una Mito dell’Alfa Romeo, un’auto di media cilindrata e di medie dimensioni. Onestamente, non sono brava a parcheggiare e ho difficoltà quando lo spazio a disposizione non è granché.

Quella volta il parcheggio era quasi saturo, l’unico posto vuoto che avevo trovato, dopo un interminabile avanti e indietro tra le file a pettine, si trovava tra due Suv giganteschi. Roba da deserto del Sahara, che in città serve solo ad ostentare la propria, vera o presunta, agiatezza.

Così m’infilai in quel pertugio, naturalmente non al meglio, dato che non riuscivo neanche ad aprire la portiera e il sedile accanto era occupato da due pesanti scatoloni, che m’impedivano di usare l’altra portiera. Perciò mi toccò di rifare la manovra, uscendo abbondantemente per prendere meglio le misure.

Avevo appena inserito la retromarcia, quando una Smart s’infilò rapida nel varco, lasciandomi letteralmente di sasso. Abbassai lesta il finestrino e gridai al conducente, che intanto era già sceso dall’auto, che quel posto era mio e che avrebbe dovuto accorgersi della retromarcia inserita.

Che vuole che le dica...”, mi rispose, “...per me lei stava andando via. Si cerchi un altro posto”. E s’avvio lungo il parcheggio senza neanche darmi il tempo di rispondergli. Fu un attimo. Dalla retromarcia passai alla prima, poi, accelerando e sgommando, alla seconda e, prima che se ne rendesse conto, lo feci volare fin sopra il tetto di uno dei Suv. Gli occhi vitrei fissavano dall’alto la sua Smart.

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