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TAKE ME HOME di Mariateresa Scionti

"Country roads, take me home

To the place I belong" risuona nelle cuffie, mentre il treno scandisce metro dopo metro il suo viaggio.


Ci siamo amati lentamente e senza fretta, sfiorandoci prima i pensieri, per poi graffiare la carne e toccare l'anima, tutto improvviso, come un fulmine a ciel sereno, limpido, come quelle giornate chiare dopo una settimana di pioggia.

Del resto è proprio così che la vita ci sorprende, nei giorni meno impensati, quando l'anima è in disordine e tutto sembra apatico, come coperto da una coltre.

Forse è questo il segreto di certe alchimie, è come se gli ingredienti si fossero già amalgamati per dare vita a un nuovo impasto al quale, poi, forse, daremo forma.

In equilibrio come funamboli tra i "se" e i "ma", in attesa di un nuovo giorno, mentre la notte sembra infinita.

Stringevo più forte la mano tra i vicoli, lì dove la luna si tuffa sul mare, dove il tempo sembra essersi annullato, dove un bacio può fermare il tempo.


"I hear her voice in the morning hour, she calls me, the radio reminds me of my home far away", mi guardi mentre dormo, stringo il cuscino per tenere saldi i sogni, forse, potrebbero diventare reali.

Il Lungotevere mi segue mentre cammino, vorrei annegare lì la mancanza. Un abbraccio, un groviglio di gambe, pensieri, incertezze, non esiste ieri, oggi e il domani è meglio che non arrivi.

Ti accendi un'altra sigaretta, la brezza ci accarezza, le nuvole coprono i timori, cerco di mettere un po' a posto, in tutto il mio disordine, i pensieri si affollano.

Stavo meglio con la tua maglietta addosso, mentre il mondo fuori continuava a scorrere, incurante.

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