7/1/2019

Quando mi raccontavi del passato e di come riposa tra le rughe che lascia, il passato era ancora troppo vicino e le tue parole rimasero in superficie.

Per questo con gli anni ho perdonato il mio non capirti, perché mentre ti raccontavo della corteccia che protegge il cuore della magnolia, sorridevi con i piedi ben piantati nel presente, e mentre io credevo, tu credevi di sapere.

Dicevi di volermi bene e non mentivi.

Dicevi che ero la tua vita, e dicevi il vero, e quando dicevi il vero il vero portava il mio nome.

Quando oggi dico il vero, il vero ha il suono del tuo.

Sono stato futuro giocoso quando nemmeno sapevo esistesse il futuro, nemmeno sapevo saresti stato il passato mentre costruivo caverne con i lego, e adesso che sei un foglio bianco e che il presente mi sfugge tra le dita, non hai più mani forti come la corteccia della magnolia, ed io ritrovo i tuoi abbracci nascosti tra le rughe che lo specchio mi porta.

Non si è mai solo padre.

Non si è mai solo figlio.

Non si è mai davvero soli.

A...

6/1/2019

“Come quando stai dicendo addio alla persona che ami, ma poi ti volti per guardarla un’altra volta,

ancora...”.

Come quando stai iniziando a scrivere qualcosa di poetico in corsivo, ma poi, per amore, utilizzi lo

stampato.

Come quando

lo sguardo emozionato e commosso quella mattina nel quartiere del Porto.

Come quando hai saputo di Te e quindi inevitabilmente di Me.

Come quando quasi non ci credevi che ogni cosa

fosse destinata alla tua e solo alla tua persona.

Come quando i tuoi occh

i a San Lorenzo erano ben altro che un insieme di stelle cadenti.

Come quando San Lorenzo, per noi, è ben altro che una notte.

Come quando

che sciocchi quei due che per un bacio rubato potevano volare via.

Come quando potevamo benissimo incontrarci a metà

strada.

Come quando tu mi dicevi che avevo il controllo assoluto sul tempo ed io avrei tanto voluto dirti che non

era così

perché quando ero con te volevo tirare indietro le lancette e non ci riuscivo.

Ed il tempo passava.

Ed io ti perdevo.

Come quando str

ingevamo le mani.

Co...

6/1/2019

Si avvia sempre allo stesso modo

lei,

quella penna carica a inchiostro

e presunzione.

Scorre tra il bianco

con la pretesa di far poesia,

danza tra il bianco

con la pretesa di far l’amore

con le muse.

Oggi però mi si ribella

e proprio adesso

mi si rivolta contro indicandomi

con la punta:

“Io son materia al servizio

di chiunque, ben mi cedo

anche al non dotto,

ma sempre vorrei esplodere

tra le mani

di un bugiardo corrotto:

di un poeta!”

Devo averla fatta grossa

alla mia più cara amica,

ha ragione da vendere,

non va offesa mica.

“Non è con la rima banale

che faremo la pace,

qui finisce male:

visto? Anch’io ne son capace.”

E come rimediare

nei versi che vengono ora?

Come spremere le scuse

più sincere e meravigliose

all’ispirazione,

che adesso

mi vuol paralizzato

da una colpa che non dà scampo,

che non dà fiato?

“Che ne dici di cominciare

dicendo la verità?

Che non mi hai nemmeno sfiorata

per realizzare questi versi qua?”

6/1/2019

Un amico

Al di fuori delle mie volontà

Di preferirlo secondo le mie immaginazioni

Sfuggente a ogni modello

Immaginato dagli altri

Ebbene così deciso e affascinato

Verso le insostenibili decisioni 

Del vivere comune 

E sospettoso di ogni decisa comunione

Quando mi abbraccia

Dai suoi occhi

Si dipanano immagini di amori finiti

E sogni di nuovi prati da coltivare

Nuovi affetti da trasformare 

Per affermare ancora 

Il proprio affascinante dubbio

Sull’eternità di ogni cosa

Un amico al di fuori del tempo

Dubita senza tradire

L’insana bellezza 

Di un mondo che mai riposa

6/1/2019

Aspettarti

Un'ora 

Un giorno 

Una vita

Con pazienza

Illusione

Ardore

Trepidazione

Consapevole

Che insito in ciò 

C'è un significato

Dissimulante

Egoistico

Ma vitale

Essenziale

Aspettarti 

Per un tempo

Non stabilito

Con la gratitudine 

Di chi sa

Che l'attesa

È reciproca

6/1/2019

Sono stata io colpita ad una testa

ora perfetta a ragionare con i piedi

Vivo costante come se avessi quattro mani e

butto un occhio  ne rimane sempre uno.

Quanta strada per avere solo gambe

queste braccia fanno breccia per la noia

Il mio senno prima o poi sul mio seno o

sulle labbra di una lingua che m'ingoia.

Tra le mani tutto tace forse tranne

il silenzio di una foglia immaginata

percepisco stando in piedi continuando

a lasciare le ginocchia separate.

Non mi sgomito da sola se mi incontro

parte prendo in un arrivo sotto pelle

stanno ferme credo solo le mie unghie

tra i capelli mentre pettino le stelle.

(Si ritorna pur volendo scegliere.)

La sinistra non di certo sta alla destra e

viceversa in questo gioco delle carte

queste ascelle che mi lasciano passare

mentre intreccio o mi traccio su una porta

se di schiena quelle tende sono vuote

Tu a vedere le mie ossa mai raccolte

ma di orecchie anche i muri sono colmi

La mia voce sta in silenzio molte volte.

6/1/2019

Preferirei i ricordi...

quelli inventati, di ampie e verdi distese,

di un tiepido vento che canta le note più belle,

dei ciottoli che rimbalzano sul torrente che scorre sotto i miei piedi.

Preferirei l’odore del bosco e il colore del cielo terso.

Quei ricordi che ora ho scordato tra il sudore dei miei pensieri confusi e pesanti.

Sì, preferirei vivere per caso,

senza lancette a scandire il tempo,

senza l’impegno di doverlo fare,

senza i limiti che mi appartengono.

Preferirei essere foglia,

che cambiando colore si stacca dal ramo e che il vento trasporta,

volteggia, e alla fine s’appoggia.

Ci sono parole che non so più riconoscere,

che non mi va di pronunciare,

che forse son rotolate lungo percorsi senza lanterne,

sorelle di ombre che danzano eterne.

Ci sono momenti come questi, che anche i ricordi non sanno tornare.

E mi dispiaccio per questo e mi sento impotente,

mi sento lontana da ieri e da ora,

mi sento in un mondo che seppur m’appartiene,

mi schiaccia mi opprime, mi ruba l’istante.

6/1/2019

Fammi essere leggera

un palloncino pieno di elio

che fluttua al di sopra del mondo

tra i bagliori delle stelle

nella stratosfera.

Fammi planare tra le nuvole

aliante affusolato

guidato dall’amore

tra fili di cotone

e il desiderio abbominevole

di essere meglio

di essere di più 

di essere ancora

e ancora

e ancora

io

solo io

perfettamente

me.

6/1/2019

Fa freddo qui dentro

l'inverno è arrivato

Natale è alle porte

mia madre mi chiama

è tutto pronto per il ricordo

da lontano luci brillano

il tempo vola via

e riaffiorano

antiche gioie intermittenti

noi due a cantare Elvis

noi due a cantare John Lennon

poi a brindare

(ci guardiamo attraverso il vetro)

fuori nevica

e nelle vie di memoria

non fa più freddo.

6/1/2019

Notte favola
Notte che s'arrampica
Nera come mai
Nera come gli occhi tuoi.
Fase critica
Karma che s'arrotola
Dice ancora no
Dice quello che non so.
E non è il vento
Ma mi duole il canto
Perché ogni demone
Piange il suo santo,
E soffia il suono
Di un dolore nuovo.
Notte stupida
Notte che moltiplica
Fredda come mai
Fredda come gli occhi tuoi.
Carne in scatola 
Frase che s'appiccica
Parla come me
Parla quello che non è.
Non è il mio tempo
Ma si stringe il campo
Perché ogni nuvola
Piange il suo lampo
E soffia il suono
Di un colore nuovo.

6/1/2019


dove noi non troviamo
un povero abile uomo
scolpisce una dea bianca
tanto bella da farsi pensare
da farsi desiderare
umana

Qui
dove noi non rispondiamo
un dio qualunque si sveglia
per reinventarsi
artefice di un disegno
nel quale lui è
ben nascosto

L’arte è tale che non si vede l’arte

6/1/2019

Il visionario vede prima degli altri,

ha occhi più veloci

che anticipano il futuro.

Il visionario vede la bellezza prima degli altri,

sa in anticipo come sarà la fine

perché la sua mente non si lascia frenare.

Il visionario immagina realtà possibili

non si lascia intimidire dai rifiuti,

la sua voce è sicura.

Quando tutti sono impietriti

il visionario sa come muoversi,

quando tutti sono spaventati

il visionario sa dove trovare l’audacia.

Il visionario guarda il mondo

con la fantasia del futuro,

sa già cosa c’è dietro l’angolo.

Se incontri un visionario

ascolta le sue labbra

dubita appena delle sue parole

perché lui vede prima di te.

6/1/2019

Quei tuoi occhi

sempre via di qui

sempre in lotta

per fuggire 

da questo posto

e le tue labbra 

socchiuse

doloranti

porte di note 

sconvolgenti

Anima sanguinante

generosa di suoni

profondamente eterni 

così lievi

da sfiorare l'abisso

così pesanti 

da librarsi 

tra le nuvole

Grazie per questa eco 

lasciata nell'aria

per quei tuoi sogni

lasciati su uno sgabello

come un leggero foulard

6/1/2019

Soffocato dal cuscino dell’ordinario

si avvelena con gocce di normalità

fino a crederlo, felice.

Ma poi, la necessità di respirare

è più grande di quella di esserci

e l’urlo

come tappo di sughero a festa

esplode.

Salta in aria.

Raggiunge l’alto,

il cielo leggero,

e danza estasiato con onde spumose

e ancora crea spuma,

spuma di fragile intelletto,

spuma dalla bocca grande

e così si ritorna giù

dopo estasi di infinitezza

e giù

rimane la spuma del cielo

con occhi appannati di grandezza

... Prende di nuovo il cuscino

e

ingoia ancora veleno.

Tutto ciò è mancanza dell’infinito

dannato in eterno, mio pensiero.

6/1/2019

Con dolci sorrisi 
superiamo gli scogli. 
Viviamo di Poesia 
profonda nel cuore,

torturato e frantumato,

spazzato via dall'arida 

terra di questi tempi!

Vivida Poesia,

arte rinata,

mai dimenticata,

amaci ancora,

infondi profondi

sentimenti di umana 
natura e di vitale 
armonia..

Che sia la vita a rinascere

nelle vene malate 

e dissanguate 

di noi miseri

mortali.

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